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1560Londra, 11 ven – Dopo la campagna “Rodhes must fall”, lanciata in Sud Africa e ripresa dagli studenti di Oxford, con l’obiettivo di rimuovere la statua del “colonialista e razzista” Cecil Rhodes che campeggia all’ingresso dell’università, nel mirino delle proteste studentesche è finito, questa volta, un galletto di bronzo esposto presso il Jesus College, anch’esso parte dell’Università di Cambridge. A sollevare la questione, che peraltro si è già risolta con la vittoria degli studenti, è stato dapprima Amatey Doku, uno studente del Ghana che, lamentando il furto da parte della Gran Bretagna, ne ha chiesto la restituzione alla Nigeria. Donato al college nel lontano 1930 dal capitano George William Neville, il galletto di bronzo sarebbe, insieme a circa 3mila opere d’arte, il bottino di una dura rappresaglia dell’esercito britannico seguita all’uccisione di alcuni commercianti inglesi.



Anche il galletto, secondo gli studenti, rappresenterebbe e celebrerebbe il passato colonialista inglese e deve, perciò, sparire. Nel discutere la mozione, gli animi degli studenti si erano fatti così accesi, raccontava in prima pagina il Times due giorni fa, che uno studente ad un certo punto ha affermato: “l’opinione di due uomini bianchi non è valida”. Così il college ha preso contatti con il governo per provvedere alla restituzione. Nel frattempo, gli studenti della Royal Halloway dell’Università di Londra hanno già chiesto la rimozione del monumento dedicato alla regina Vittoria. Iniziative che, al di là delle ragioni occasionali, si susseguono seguendo un criterio ben preciso: opporsi all’odiato “uomo bianco”, come viene fuori dalla frase del ragazzo evidenziata giustamente, in prima pagina, dal giornale inglese. E, in nome della democrazia, noi stessi combattiamo questa battaglia. Il suicidio di una civiltà.

Emmanuel Raffaele



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7 Commenti

  1. Classica alibi vittimistica e pretenziosa.

    Abbiamo sbagliato? OK.

    Rivolete il galletto? OK.

    Ci detestate? OK.

    Volete studiare nelle nostre università, fatte e ben gestite dai detestati bianchi, che hanno tutte le conoscenze che voi non avete e vi fanno pure lo sconto? ehm…

  2. il “suo” museo, che, guarda caso, proprio nel 1938 era stato… chiuso… nientedimeno che su ordine di… Benito Mussolini!

    Evidentemente il Regime Fascista del 1938 era allora molto meno razzista, molto meno antimeridionale

  3. La solidarietà all’uomo bianco sotto attacco mi può stare bene ma non ci dimentichiamo che stiamo parlando di Inghilterra.
    La più feroce nemica dell’Europa sempre, in tutta la sua storia, mi dispiace ma non piangerò per il loro disfacimento.
    Gli Inglesi e i loro parenti d’oltreoceano ne sono la causa, si meritano tutto.

    • La sua osservazione, molto caustica, è sostanzialmente vera.

      Il cuore del problema però, è che questi negri, non fanno alcuna distinzione tra Inglesi, ed altri Europei. Per loro siamo tutti uguali, siamo tutti bianchi, e tutti da trattare – ogni volta che glielo lasciamo fare – a pesci in faccia.

      E questo, a me non sta bene.

  4. Studenti negri, non neri. Neri eravamo noi del Fronte della Gioventù negli anni ’70, altro che ’sti africani.

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