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Grimaldi frigna sugli ospiti di CasaPound. Ma AvS che premiava Arnault e la Jeune Garde?

by La Redazione
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Grimaldi

Roma, 26 ago – «Piantedosi deve dire se ha autorizzato, monitorato, controllato chi è entrato in Italia e le sue attività». È la richiesta avanzata ieri da Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, dopo le notizie sull’incontro organizzato nella primavera scorsa a Roma da Counter-Currents e ospitato nella sede di CasaPound in via Napoleone III. Secondo quanto ricostruito dalla solita Fanpage, il network statunitense avrebbe riunito nella Capitale alcune decine di partecipanti provenienti anche dagli Stati Uniti. Grimaldi non si è limitato a chiedere chiarimenti politici: ha posto esplicitamente una questione di controllo degli stranieri entrati sul territorio nazionale, accusando inoltre il governo di coprire un «covo nazista». Una domanda che però ne fa sorgere immediatamente un’altra: Alleanza Verdi e Sinistra pretende lo stesso livello di vigilanza quando gli ospiti internazionali appartengono al proprio mondo politico?

Marco Grimaldi e i criteri di “selettività” di AvS

In effetti esiste un precedente piuttosto ingombrante, e riguarda proprio la “selettività” di AvS. Il 12 ottobre 2024 Amedeo Ciaccheri, presidente del Municipio VIII di Roma ed esponente di AvS, consegnò una targa a Raphaël Arnault, deputato de La France Insoumise e fondatore della Jeune Garde Antifasciste. Non un semplice saluto privato tra militanti di sinistra: sulla targa figuravano lo stemma di Roma Capitale, la qualifica istituzionale di Ciaccheri e una dedica dal significato inequivocabilmente politico: «Raphaël Arnault, deputato della Repubblica Francese, compagno de La France Insoumise. Uniti nella battaglia». La presenza di Arnault a Roma in quei giorni è inoltre documentata nel programma del trentennale del centro sociale La Strada, dove il 12 ottobre partecipò al dibattito «Indomita – pratiche di antifascismo e conflitto sociale».
Il dettaglio interessante viene però prima della visita romana. Arnault era già “fiché S”. La sua iscrizione negli schedari francesi di sicurezza era infatti pubblicamente nota almeno dal luglio 2024, quando la questione aveva accompagnato la sua elezione all’Assemblée nationale. La fiche S non è una condanna penale ma una segnalazione utilizzata dai servizi francesi nell’ambito della sicurezza dello Stato. Resta il fatto che, quando Ciaccheri lo premiava a Roma in una sede istituzionale, il suo ospite era già formalmente attenzionato dagli apparati francesi.

La Jeune Garde ospite a Roma dal compagno Ciaccheri

E non era solo. Nelle fotografie di quella giornata compare anche Jacques-Élie Favrot, allora collaboratore parlamentare di Arnault e militante dell’area della Jeune Garde. Il suo nome è tornato pesantemente nelle cronache francesi quest’anno per la morte di Quentin Deranque, il ventitreenne militante nazionalista deceduto dopo una violentissima aggressione, avvenuta a Lione il 12 febbraio. Favrot è stato posto sotto indagine formale per complicità in omicidio volontario per istigazione: secondo l’accusa avrebbe avuto un ruolo nell’innesco e nella direzione delle violenze, pur non essendo indicato come autore dei colpi mortali. Le responsabilità penali restano naturalmente da accertare nel processo. Nel frattempo anche la sorte della Jeune Garde ha assunto contorni difficilmente liquidabili come propaganda della destra. Il governo francese ne ha disposto lo scioglimento il 12 giugno 2025. E il 30 aprile scorso il Conseil d’État ha respinto il ricorso dell’organizzazione, giudicando la dissoluzione appropriata, necessaria e proporzionata rispetto alla minaccia per l’ordine pubblico e richiamando esplicitamente episodi di confronto violento e incitamento alla violenza.

Il solito vizio antifascista: sputare contro vento

È qui che la requisitoria di Grimaldi contro Piantedosi diventa interessante. Il deputato di AvS vuole sapere se lo Stato italiano sapesse chi fosse entrato nel Paese per partecipare all’incontro di CasaPound, se quelle persone fossero state monitorate e quali controlli fossero stati effettuati. Ma qualcuno in AvS pose le stesse domande nell’ottobre 2024? Ciaccheri chiese alle autorità italiane informazioni sull’ingresso e sugli spostamenti di Arnault? Il Municipio VIII sapeva della sua classificazione negli schedari di sicurezza francesi? Qualcuno verificò chi fossero gli altri militanti arrivati con lui? E soprattutto: perché un esponente istituzionale di AvS ritenne opportuno trasformare quell’incontro in una celebrazione pubblica, con tanto di simboli di Roma Capitale?
Se per Grimaldi la presenza in Italia di militanti stranieri politicamente radicali pone automaticamente una questione di sicurezza sulla quale il ministro dell’Interno deve rispondere, allora quel principio non può interrompersi davanti alla porta di un centro sociale o davanti alla tessera di AvS. Altrimenti non siamo di fronte a una preoccupazione per la sicurezza nazionale. Siamo di fronte alla più vecchia delle abitudini dell’antifascismo italiano: chiedere allo Stato di accendere i riflettori sugli avversari.

Vincenzo Monti

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