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Genova, 23 gen – «Guido Rossa infame». E’ questa la scritta apparsa stamattina a Genova, proprio nel giorno dell’arrivo del presidente della Repubblica per commemorare l’operaio e sindacalista ucciso il 24 gennaio del 1979. Rossa denunciò e fece e condannare Francesco Berardi, suo compagno di lavoro all’Italsider, per aver diffuso volantini Br in fabbrica. I killer di Rossa furono Vincenzo Guagliardo, Riccardo Dura e Lorenzo Carpi. Di quest’ultimo si sono perse le tracce. Altre due scritte sono state rivenute nei pressi della prima: una ricorda i terroristi «Mara Cagol, Tino Viel e Gianfranco Zola vivono» e l’altra contro il giornalista «Marco Peschiera, sciacallo».



Il presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso commemorativo ha ricordato che  «il terrorismo si definisce da solo per quello che è: un attacco vile alle persone, alla loro dignità e alla vita, un tentativo di abbattere le istituzioni poste a salvaguardia di tutti. Guido Rossa seppe battersi per tutti, anche per chi preferiva fingere di non vedere. Ha pagato con la sua famiglia il prezzo supremo di chi ha voluto tener fede al valore della Repubblica».

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Mattarella ricorda inoltre l’urgenza di arrestare tutti i terroristi che attualmente sono in fuga: «Coloro che si sono sottratti con la fuga» all’esecuzione della pena «devono scontare la pena comminata. Perché la democrazia è condizione delicata la cui cura è affidata alle istituzioni ma non in misura minore ai cittadini in tutti i luoghi». A pochi giorni dall’arresto e rimpatrio di Cesare Battisti queste parole assumono un significato particolarmente forte. Gli ex-terroristi latitanti in tutto il mondo sono ancora decine e Mattarella insiste su questo fronte: «L’impegno delle istituzioni non può dirsi del tutto concluso, non può fermarsi l’azione delle istituzioni finché non sia compiuta giustizia»

Aldo Milesi

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