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Roma, 24 feb – Cosa è l’“anticomunismo”? Oltre ad essere una posizione politica per alcuni desueta, per ciò che concerne il cinema – e, in particolare, quello americano – sembra quasi essere un filone di exploitation.
Se c’è una preponderanza di film in cui gli eroi a stelle e strisce combattono il classico nemico “nazista” vi è, altrettanto, una serie di pellicole in cui lo stesso tipo di protagonista – o qualcosa di simile – combatte l‘altra parte del “blocco”, ovvero quello sovietico.
In Europa la faccenda è più complicata. Tanto per cominciare, c’è un intera parte del continente che ha effettivamente subito la dittatura comunista: le sensibilità sull’argomento sono certamente differenti – meno epica, più tragicità ma anche più umorismo.
Oggi analizzeremo i 5 più celebri film “anticomunisti” o, comunque, critici nei confronti dell’ideologia socialista.



5) Goodbye, Lenin! (2003, Wolfgang Becker) – Siamo negli ultimi momenti del regime totalitario comunista a Berlino Est. Il protagonista Alex ha una madre davvero peculiare: dopo essere rimasta col cuore spezzato in seguito all’abbandono del marito (che ha preferito fuggire nella parte occidentale della Germania) ha dedicato la propria intera esistenza alla “causa” socialista divenendo una figura di riferimento per i concittadini. La personificazione della perfetta comunista. Tuttavia, i tempi cambiano: i giovani, come suo figlio e la sorella Ariane, sono sempre più insofferenti nei confronti del sistema sovietico. Sono anni in cui le manifestazioni di piazza – ovviamente non autorizzate – prolificano. In una di queste si schiera anche Alex: picchiato dagli agenti di polizia viene visto dalla madre che ne rimane così colpita da avere un infarto. La signora va in coma: e proprio mentre lei è “assente” succede l’insperato. Il muro di Berlino crolla e la città cambia completamente il proprio volto trascinata in un turbine di consumo capitalista e di follia. Ma, proprio quando le cose sembrano essere giunte ad una normalità, la mamma di Alex si risveglia: così, per non turbarla, il figlio e tutti i suoi cari dovranno fingere una Germania ancora comunista in un susseguirsi di situazioni tragicomiche fino all’epilogo in cui scopriamo che la “comunista perfetta” non è mai esistita – anzi.

4) Berretti verdi (1968, John Wayne)“Sei proprio tu John Wayne?” “E io chi sarei?”. Qualcuno di voi ricorderà sicuramente lo sberleffo del Soldato Joker di Full metal jacket. Anche se fa parte del corpo dei Marines, infatti, Joker è un anticonformista mentre la figura di John Wayne incarna a tutto tondo l’eroe americano. In questo film “The Duke prende le redini anche della regia e realizza un vero  e proprio film di propaganda a stelle e strisce e, va da sé, anticomunista. La storia è molto semplice: due reparti delle American Special Forces (i “Berretti Verdi” del titolo) dopo un  addestramento “da veri uomini” lasciano la land of freedom per il Vietnam con l’obiettivo di distruggere il comunismo e annientare i vietcong. Una volta giunti in loco scoprono le crudeli tattiche di battaglia dei vietnamiti, esperti di guerriglia, o che utilizzano i civili come scudi – mentre, ricordiamo, gli americani erano quelli “buoni”. Inutile specificare che la prosopopea del film fu evidente sin dal principio: Wayne era storicamente repubblicano e in controtendenza con i movimenti studenteschi statunitensi lancia questa “bomba H” di patriottismo e propaganda con una noncuranza invidiabile.
Le reazioni furono pessime: la leggenda vuole che alla prima del film i contestatori affollarono il marciapiede antistante il cinema. A Wayne venne dunque consigliato di passare per l’accesso posteriore per questioni di ordine pubblico. Ma il vecchio cowboy non ne volle sapere: attraversò la folla di radical americani senza tirarsi indietro.

3) Rambo III (1988, Peter Mac Donald) – Siamo al terzo film della saga di cui protagonista è l’eroe dei film action anni ottanta per antonomasia: Sylvester Stallone. All’inizio del film John Rambo è un essere mistico vicino alla santità: ritiratosi a vita privata in un monastero di buddisti in Thailandia, ogni tanto torna ad “usare i muscoli” per alzare qualche soldo. Inevitabile come una cambiale arriva l’amico Trautman a turbare l’eroe, chiedendogli di seguirlo in Afghanistan per fermare quei “cattivoni” di russi che si preparano ad invaderlo e a metterlo sotto la “malefica” sfera d’influenza sovietica. Ma Rambo è stanco e non ne vuol più sapere di guerra: tuttavia seguendo il classico canovaccio ammerecano in cui il protagonista sarà costretto suo malgrado a diventare eroe,  non può non correre in soccorso all’amico Trautman che prima arma la “cagnara” per difendere il paese dal barbaro invasore e, poi, come poggia il piede sul suolo afgano viene viene rapito dai russi e torturato. E qui la situazione diviene esplosiva – letteralmente. John Rambo “s’inkazza”, imbraccia il mitra e va a combattere contro i sovietici praticamente da solo: sempre in solitudine riesce a far saltare carri armati e aerei. “Sly è sempre più Ken Shiro: i comunisti, neanche a dirlo, sono mammole intriganti e deboli. Il personaggio di Masoud interpretato dall’attore greco Spiros Focás è costruito attorno alla figura di Ahmad Shah Massoud, militare e politico afghano, capo dei combattenti islamici per la resistenza afgana prima contro l’invasione sovietica poi contro il regime dei talebani.

2) Alba rossa (1989 , John Milius) – John Milius, l’“anarchico di destra” che ha sceneggiato alcuni dei film più belli della storia come Apocalypse now e L’uomo dai sette capestri. Regista impagabile de Il vento e il leone e un Mercoledì da leoni e uomo simbolo della “nuova Hollywood” insieme a Landis, Lucas e Scorsese.
In questa sua opera orchestra registicamente l’attacco al cuore degli Stati Uniti – per la precisione è ambientato a Calumet, Colorado – da parte dell’Unione Sovietica. Il riscatto a chi sarà affidato? Ma a un manipolo di ragazzi, naturalmente (tra cui compaiono i giovanissimi Patrick Swayze e Charlie Sheen), riusciti a scappare ai brutali “rastrellamenti” sovietici che trovano riparo sulle montagne e che si rinominano Wolverines”. Alba Rossnon vuole essere un film di fantapolitica: semmai è l’insieme della filosofia e e dell’etica cinematografica di John Milius. Ha stilemi da western, solo che qui i cowboys si difendono dall’esercito russo e cubano. La natura e la conoscenza, dunque, del proprio territorio è protagonista tanti quanto il gruppo di giovani rimasti a imbracciare le armi. La giovinezza è al potere e sebbene al giorno d’oggi, in cui i due blocchi contrapposti non esistono più, tutta la trama può sembrare assurda il film è girato in maniera incredibilmente realistica: è un film di guerra, né più né meno, girato superbamente. Il sottotesto delle intenzioni di Milius sembra essere anche di critica agli Stati Uniti che si sono erti a difensori delle “libertà” senza che nessuno li avesse interpellati o, comunque, senza autoanalisi. La risposta è che i valori “americani” possono essere reinterpretati solo da giovani scevri da preconcetti, solo in cerca di libertà, uniti contro un nemico comune.

1) Rocky IV (1985, Sylvester Stallone) – Riecco Sly. Il film è stato girato quando le tensioni tra Usa e Unione Sovietica erano ai massimi storici. La trama è ben nota ma val la pena riconsiderarla: l’Urss non ha niente di meglio da fare che lanciare una sfida ad Apollo Creed, simbolo dello “Zio Sam”, attraverso il proprio “super atleta” Ivan Drago. 
Creed, che aveva appeso i guantoni al chiodo, torna a combattere per via dell’importanza “politica” del match. Accetta la sfida di Drago: Rocky è scettico e cerca di farlo desistere,  ma Apollo è irremovibile. L’incontro si trasforma in tragedia: il pugile afroamericano addirittura perde la vita, tra le braccia dell’amico, per essersi rifiutato di gettare la spugna sotto i colpi del glaciale Drago. E qui (un po’ come per Rambo nei confronti di Trautman) la vendetta prende il meglio di Rocky a cui parte il berserksgangr: organizza un incontro con Drago. Il combattimento si terrà nientemeno che a Mosca nel giorno di Natale. Gli allenamenti del campione italoamericano in terra russa sono un concentrato di triump des willens: si allena in mezzo al ghiaccio, in un bungalow fatto di quattro assi. Drago, invece, viene preparato attraverso sofisticatissimi macchinari, è seguito da un’intera equipe di esperti.
Il combattimento è una storia infinita: i due pugili si maciullano a vicenda ma Rocky, lo “svantaggiato” dal grande cuore, viene addirittura preso così in simpatica dal pubblico di Mosca che iniziano ad invocarne il nome.
La fine forse non è corretto svelarla, lasciamo che i (pochi) lettori che non  hanno visto il celebre film di “ti spiezzo in due” intuirla. Basta solo dire che “il comunismo non passerà“.

Ilaria Paoletti



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5 Commenti

  1. L’anticomunismo è una malattia mentale esattamente come l’antifascismo ma si sa che i sostenitori degli opposti estremismi come tale Ilaria Paoletti vogliono continuare con questa farsa invece di combattere il vero nemico dei Popoli: IL CAPITALE APOLIDE.

  2. Da anarchico di destra in effetti apprezzo Milius. Non mi piace la figura di Rambo e non mi piace Stallone. Non mi è piaciuto neanche “Berretti Verdi”. Non ho mai visto “Goodbye, Lenin!”. In generale non gradisco la distinzione troppo netta tra buoni e cattivi. Da menzionare, di Milius, “Conan il barbaro” (anche se non c’entra con l’anti-comunismo, questa pellicola ha un retrogusto jüngeriano-evoliano). L’articolo di Ilaria Paoletti è da apprezzare. Mi piacerebbe stilare una lista di film con respiro anti-egualitario e di indole aristocratica, quindi con una visuale più ampia rispetto all’anti-comunismo: è forte in me l’esigenza di affermare che in fondo non siamo tutti uguali, sconfitto il comunismo resta da sconfiggere l’omologazione, che ne rappresenta lo sfondo culturale.

  3. Mah, è una lista di film tremendi a parte “Goodbye Lenin”; il film Berretti verdi -da dimenticare anche perchè è stata la sua visione a portare Gianfranco Fini a varcare la porta dell’ Msi … (episodio citato dal non rimpianto monegasco) è una rappresentazione goliardico / satirica della guerra del Vietnam: i vietnamiti aspettano i buoni americani (tutti i marines sono pacati, paciosi, educati) e i B52 svolazzano su foreste e città. I film di Stallone sono una specie di gara / tiro al piattello di nemici e lui è il buono che combatte da vero americano in condizione di perenne inferiorità numerica e materiale.
    Personalmente ricordo il film “le vite degli altri” come serio e credibile, film made in usa di un verace anticomunista sono quelli di Clint Eastwood anche se non hanno per oggetto il comunismo e perchè non ricordare “Rosso Istria”

  4. Nel 1985 le tensioni tra usa e urss non erano ai massimi storici perché l’URSS era praticamente fallita e cercava di riprendersi con la Perestrojka, una sorta di “ricostruzione”, mai avvenuta, ovviamente.

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