Roma, 20 dic – Niente pagelle per i magistrati, ci mancherebbe altro. L’Associazione Nazionale Magistrati non ne vuole sapere, come riporta il Giornale.

No alle pagelle per i magistrati. Ferma la posizione Anm

Tra le proposte di riforma avanzate da Marta Cartabia c’è un’idea interessante, quella delle pagelle per i magistrati. Ebbene, all’Anm tutto ciò – che sorpresa – non piace. E così esprime “ferma contrarietà all’idea di introdurre, in sede di valutazioni periodiche di professionalità, il sistema delle cosiddette pagelle con previsione di un giudizio di graduazione nel merito (sufficiente, discreto, buono e ottimo) con riferimento alle attitudini organizzative”. Il motivo? “Accentuerebbe la gerarchizzazione degli uffici giudiziari dilatando il potere dei dirigenti che verrebbe esercitato con criteri la cui discrezionalità non sarebbe agevolmente verificabile”. Così cita il documento approvato oggi dal direttivo dell’ Anm. Dove si parla, appunto, delle anticipazioni sulle proposte di riforma della giustizia di cui si sta occupando il ministro della Giustizia.

Così prosegue il documento Anm: “L’assenza di un espresso richiamo, nei propositi di riforma, della necessità di portare a compimento l’incarico direttivo e semi-direttivo nella sua interezza e fino alla scadenza del termine”, oltre che “l’attribuzione, ai fini del conferimento degli incarichi, di un ruolo assolutamente residuale al criterio dell’esperienza maturata nella giurisdizione”. Ovviamente, neanche gli avvocati potrebbero dire la propria esprimendo valutazioni. Per l’Anm infatti ciò “potrebbe alterare il principio di “parità delle parti” nel processo e incidere sulla serenità e imparzialità della giurisdizione”.

“Da respingere criteri esclusivamente produttivistici”

Le pagelle per i magistrati potrebbero essere legate a criteri troppo “produttivistici”. Se in un primo passaggio si legge, infatti, che “l’aumento degli incarichi di coordinamento la cui nomina sarebbe sottratta al Consiglio Superiore della Magistratura”, potrebbe portare a un “possibile rischio di un potenziamento del ruolo verticistico dei dirigenti degli uffici giudiziari”, proseguendo è scritto anche che la giurisdizione «non è un’attività economica valutabile solo secondo criteri di produttività ed efficienza, ma rappresenta una funzione sovrana dello Stato, che ha ad oggetto i diritti delle persone”, conclude quindi l’ Anm.  E infine, “anche tenendo conto che i magistrati italiani sono tra i più produttivi in Europa, vanno respinte riforme ispirate a criteri esclusivamente produttivistici che determinerebbero un abbassamento del livello di qualità del lavoro giudiziario, con lo svilimento e lo scadimento della funzione”.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. “I magistrati italiani sono tra i più produttivi in Europa” ?! Non mi pare proprio un segnale positivo, anzi vuol significare che aldilà del loro ambito rendono molto poco ! Come la questione carceri.

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