Roma, 23 dic – Si chiama Abdon Pamich l’esule fiumano che nel 1962 vinse a Belgrado il campionato europeo di marcia. Come riporta Adnkronos, l’avvicinarsi del sessantesimo anniversario di quel trionfo, però, non è manifestato dall’uomo con la gioia dovuta. E il motivo riguarda ancora il dramma vissuto da piccolissimo.

“Sono un esule fiumano. Ci hanno dimenticati”

L’esule fiumano Pamich parla così nel corso del premio Asi Sport&Cultura svoltosi al Salone d’Onore del Coni “Sono un profugo fiumano. Esule come tanti, dopo la fine della Seconda guerra, dal confine nord-orientale del nostro Paese. Quindici anni dopo l’inizio di quell’esilio, sono tornato in Jugoslavia. A Belgrado, nel 1962, ho vinto il Campionato d’Europa e, successivamente, la federazione ci ha mandato a un ricevimento di Tito che ho incontrato nella sua grande villa. Vivevano nel lusso mentre il popolo moriva di fame. Ed è lì che l’ho incontrato, insieme alla moglie Jovanka. Purtroppo, ci hanno presentato. È stato difficile…”. Al termine, il lungo applauso della sala.

Pamich è stato un’atleta molto premiato nella specialità dei 50 km ai Giochi. In cinque partecipazioni, ha vinto la medaglia di Bronzo a Roma (1960) e la medaglia d’Oro a Tokyo nel 1964. È stato anche portabandiera a Monaco 1972. L’uomo si è sempre impegnato per la memoria dell’esodo Giuliano-Dalmata dopo la Seconda Guerra Mondiale, ed è sempre stato presente alla “Corsa del Ricordo” organizzata da Asi. “La nostra è una storia per troppo tempo dimenticata, che andrebbe insegnata ai giovani nelle scuole. Senza memoria un Paese non esiste”, ha dichiarato.

“Vita invivibile quella della persecuzione degli italiani”

L’esule fiumano così racconta l’esodo: “La vita era invivibile. C’era un’aria pesantissima, un’atmosfera di persecuzione per gli italiani. Insieme a mio fratello abbiamo tentato la fuga anche se sapevamo che a quei tempi sparavano. Siamo scappati prima in treno e poi a piedi correndo lungo i binari. Dal campo profughi di Novara siamo andati a Genova dove ci siamo riuniti con il resto della famiglia. Nel 1952 ho vinto la mia prima gara di Marcia: ero abituato a camminare per le montagne della mia terra. Ero un camminatore montanaro e anche uomo di mare: si sta con sé stessi, si medita, ci si conosce. Poi ci trasferimmo a Roma. Fu difficile ricominciare…”. Passaggi che sono racchiusi anche nel suo libro Memorie di un marciatore.

Quanto alla “Corsa del Ricordo”, organizzata da Asi Lazio, che si svolge ogni febbraio nelle strade del Quartiere Giuliano Dalmata a Roma, oltre che a Trieste, Pamich ne dà un giudizio positivo: “Una manifestazione che serve per ricordare. Lo sport è un veicolo importante”.

Alberto Celletti

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5 Commenti

  1. Io non credo sia tanto difficile, neanche per uomimi stupidi, ma deve essere che mi sbaglio, al giorno d’oggi quanti migranti provenienti dalla ex jugoslavia ci sono! Migliaia, ognuno ne conosce almeno uno e allora basterebbe chiedere a questi signori come era la vita sotto un regime comunista, le cose che eri obbligato a mangiare, le cose che eri obbligato a vestire, l’obbligo di non poter fsr niente………….

  2. Una vergogna cbe i sinistri vorrebbero cancellare dal “curriculum”… e non é la sola! Ma c’è chi non dimentica!

  3. Quando le storie personali contribuiscono alla storia vera ! Quante ce ne sono di altre, oramai purtroppo
    quasi irrecuperabili.

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