Roma, 6 feb – Il centro della terra, notoriamente “infernale” si starebbe raffreddando più velocemente del previsto secondo gli scienziati e quanto si apprende dall’Ansa.

Centro o “cuore” della terra più freddo

Dunque il centro della terra starebbe diventando più freddo, e in modo insolitamente rapido: almeno, questo è quanto sostiene uno studio della conduttività termica di un minerale che si trova tra il nucleo e il mantello del nostro pianeta. I dettagli dell’analisi sono stati pubblicati sulla tivista Earth and Planetary Science Letters da una squadra di scienziati di varie origini, guidata da Motohiko Murakami del Politecnico federale di Zurigo.

Gli studiosi sono arrivati a determinare i risultati misurando la conduttività del bridgmanite (ovvero il minerale), che si trova “in mezzo” alle rocce del mantello e lo strato bollente di nickel e ferro che si trovano al nucleo esterno. Inoltre, il team ha impiegato un nuovo sistema di assorbimento ottico all’interno di un’unità fatta di diamante e riscaldata con un laser a impulsi.

I numeri dello studio

Dalle analisi effettuate risulta che la conduttività termica del minerale è 1,5 volte maggiore del previsto. Quindi, che il flusso di calore tra nuclero e mantello potrebbe essere superiore a quanto previsto. Di conseguenza, che il raffreddamento della Terra sia più rapido del previsto. Inoltre la bridgmanite, quando si raffredda, si trasforma in perovskite, un altro minerale che conduce il calore in modo ancora più efficiente: da quest’ultimo aspetti, gli scienziati hanno dedotto che ci potrebbe essere un’ulteriore “accelerazione” del raffreddamento.

Così parla Motohiko Murakami: “I nostri risultati indicano che la Terra, al pari degli altri pianeti rocciosi Mercurio e Marte, si sta raffreddando e sta diventando inattiva più rapidamente del previsto”. Un’affermazione forte, ma che viene vista in modo meno “tragico” da altri colleghi. Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è più prudente: “Partire dallo studio di un singolo minerale per estrapolare conclusioni sull’evoluzione dell’intero pianeta mi pare azzardato, anche perché non si tiene conto di evidenze emerse negli anni circa la reale capacità di convezione del mantello”.

Alberto Celletti

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