Roma, 14 mar – Un vecchio seduto sulla panchina di un parco di Praga, stanco e pensieroso. “Se fosse il 2018 avrei quasi settant’anni”. Quel vecchio è Jan Palach. Che “ricorda” la sua giovinezza e soprattutto quel 16 gennaio del 1969. “Cosa sarebbe successo se avessi cambiato idea?”. È questa l’idea di Petr Vyoral, autore del fumetto Jan Palach – Praga 1969: una torcia nella notte che domani uscirà anche in Italia grazie a Ferrogallico. Non solo un omaggio al giovane martire che si diede fuoco in piazza San Venceslao come protesta all’invasione sovietica che schiacciò nel sangue la Primavera di Praga, quindi. Ma una riflessione sull’eroismo, sulla gioventù, sulla vita e su cosa la renda davvero degna di essere vissuta.

L’eroismo è morto?

“Dedicato a tutte le persone per le quali la libertà significa più di un frigorifero pieno e di un tranquillo lavoro” recita la dedica di Vyoral. Ma chi sono quelle persone? Esistono ancora? O forse, ancora peggio: se una persona sacrificasse tutto se stesso per un’Idea, sarebbe ancora riconosciuto martire ed eroe? Oppure sarebbe considerato un pazzo, magari anche pericoloso, una persona da evitare. Il problema non è la vigliaccheria, quella c’è sempre stata anche nelle ere di massimo splendore eroico. E il problema non è neanche che ci siano sempre più Efialte e sempre meno Leonida. Il problema è che adesso il sacrificio di Leonida non spingerebbe più i sopravvissuti a combattere per essere degni del suo esempio.

Il problema è che adesso chi non si è sacrificato non si sentirebbe più “manchevole” e non penserebbe neanche “io non potrei mai farlo perché Leonida è molto meglio di me”. No, ora la gente neanche si considererebbe inferiore, direbbe “ma chi è quel pazzo?”, lo considererebbe uno spostato, uno che è poco affidabile, un elemento pericoloso che potrebbe portare il fanatismo tra i giovani, come un qualunque terrorista dell’Isis. Chiedete a Dominique Venner come è stato definito dopo il suo gesto. O chiedete a Filippo Roma de Le Iene che non ha esitato a dimostrare che lui, a differenza di altri, non è disposto in alcun modo a morire per un’Idea, appuntandosi questo rifiuto come se fosse una medaglia all’onore.

Jan Palach da “vecchio”

E il fumetto di Vyoral è un pugno in faccia proprio perché ce lo spiattella davanti. Una storia del tutto non lineare, quasi un flusso di coscienza esaltato dal tratto quasi abbozzato ma in cui il bianco e il nero vengono spesso invertiti proprio per esaltare il surrealismo narrativo. Un surrealismo in cui si uniscono linee temporali reali e potenziali, con uno Jan Palach vecchio che si chiede “se fossi morto allora avrei cambiato qualcosa?” e uno Jan Palach giovane che sul momento di prendere la decisione si trova davanti se stesso vecchio che gli chiede “sei davvero pronto a morire e a lasciare tua moglie, tuo figlio, i tuoi nipoti che verranno e che potresti non avere mai?”.

E se il se stesso vecchio e sopravvissuto, stanco e deluso nota come i giovani ora non lottano e scambiano l’indifferenza per libertà, il giovane non si cura del fatto che “tutte le persone” non lo seguiranno, perché “quelle persone” sono prima di tutto una Nazione per cui è necessario dare tutto. E non si cura del fatto che verrà chiamato idealista, fanatico, pazzo. Perché anche se il 99,99% della gente resterà indifferente, ci sarà sempre almeno un pazzo per cui la libertà non è “solo un frigorifero pieno”.

E quel pazzo è pronto a dire, come il Palach di Vyoral, “sono l’eco degli spari dai suoi ranghi, sono una macchia su un muro che non si riesce a pulire, sono il giorno di ieri che non avrebbe dovuto esserci, sono la vostra libertà venduta sotto costo, sono un raggio di luce che passa attraverso la notte”. E quel pazzo sa che anche se la notte è sempre più scura, densa e opprimente, la Luce va sempre salvaguardata dall’estinzione. E va alimentata, sempre. Come una torcia nella notte.

Carlomanno Adinolfi

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