Roma, 14 mar – Ora il governo Lega-M5S si spacca sul fronte della Via della Seta, l’accordo strategico-commerciale con la Cina.

Si tratta della Belt and Road Initiative, voluta da Pechino per connettere Asia, Europa e Africa.

Ebbene, l’Italia potrebbe diventare il primo Paese del G7 ad appoggiare formalmente la spinta all’investimento globale della Cina, nonostante le forti preoccupazioni degli Stati Uniti e dell’Unione europea.

Lo scontro Di Maio-Salvini

Il vicepremier Luigi Di Maio assicura che nel governo c’è “totale accordo”. L’intesa “prevede di portare i prodotti italiani in Cina, sono contento che ci sia accordo dal Quirinale e nel governo” sottolinea il capo politico del M5S.

Ma a quanto pare le cose non stanno come dice Di Maio.

Infatti l’altro vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini, forse “imbeccato” dagli Stati Uniti, contrari all’accordo bilaterale, mette le mani avanti. Il Memorandum d’intesa tra Italia e Cina – avverte – “non è un testo sacro, per quello che mi riguarda, tutto è perfettibile e migliorabile”.

Poi lancia l’avvertimento: “Se ci sarà solo il dubbio che certe acquisizioni e presenze possano compromettere la sicurezza degli italiani ci sarà un secco no dal Viminale“.

“Per me – precisa Salvini – aprire ai nuovi mercati è fondamentale, ma altro è permettere penetrazioni che poi possono manipolare le politiche economiche del Paese, come successo alla Grecia con il porto del Pireo”.

Non avrei nessun problema se fossimo di fronte a un investitore americano per il porto di Trieste o di Genova, ma la Cina è altra cosa: non penso che ci sia una competizione ad armi pari”, è il punto di vista del vicepremier.

“Gli investimenti in settori strategici devono essere esaminati cinquanta volte”, incalza il ministro dell’Interno.

Insomma, ancora una volta i due vicepremier sono su posizioni contrapposte in merito all’azione di governo, anche su questioni delicate come questa di politica estera.

L’attacco del Financial Times: “Italia incoerente”

Il premier Giuseppe Conte, sempre più su posizioni pentastellate, martedì 19 porterà il Memorandum sulla Via della Seta in Parlamento.

Ma intanto il Financial Times inchioda il governo gialloverde alla sua incoerenza.

Il progetto di cooperazione tra Italia e Cina, si legge in un editoriale, “è venuto fuori in Italia proprio mentre la coalizione di governo a Roma cadeva in pezzi a causa di uno dei più grandi progetti di trasporto europei, il collegamento ferroviario ad alta velocità Torino-Lione. Non potrebbe esserci migliore esempio dell’incoerenza del governo italiano o dei costi imposti alle imprese del Paese”.

E a dire che l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti nei giorni scorsi ha provato a far presente che con la Via della Seta sarà proprio la Cina ad imporci la Tav. Evidentemente, non è stato ascoltato.

Adolfo Spezzaferro

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