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Reggio Emilia, 18 apr – Nel 1945 Rolando Rivi venne ammazzato da un partigiano comunista. L’unica sua colpa era quella di indossare l’abito talare, essendo lui un seminarista. A 73 anni di distanza la figlia dell’assassino ha chiesto perdono per quella che viene considerata una delle pagine più buie della storia della resistenza.
Un crimine gratuito, odioso ed efferato, anche per via della giovanissima età della vittima, di cui per anni quasi nessuno ha parlato e nei confronti del quale la sinistra locale ha sempre taciuto, opponendosi persino alle mozioni che chiedevano di intitolare una via a Rolando Rivi, che la Chiesa ha riconosciuto Beato.
Rolando Rivi aveva 14 anni non ancora compiuti, quel pomeriggio del 10 aprile 1945. Era nato a  a San Valentino, frazione del comune di Castellarano in Provincia di Reggio Emilia. Sulla strada di quello che è stato definito il “triangolo rosso” incappò in un gruppo di partigiani della brigata Garibaldi. Lo rapirono e dopo tre giorni di orribili sevizie i partigiani Giuseppe Corghi e Delciso Rioli lo uccisero a colpi di pistola, non prima di aver costretto Rivi a scavarsi la fossa. Il suo corpo fu ritrovato, su indicazione di un partigiano comunista pentito, dal padre di Rivi. Per l’omicidio i due partigiani Corghi e Delciso, anni dopo, vennero condannati a 23 anni di carcere ma ne scontarono solo sei in seguito all’amnistia Togliatti.
Nel 2013 Rolando Rivi venne riconosciuto beato e martire, dopo che i teologi della Congregazione delle Cause dei Santi riconobbero che la talare indossata da Rivi lo faceva considerare un “nemico” dei partigiani. Corghi e gli altri comunisti del gruppo hanno accusato Rivi di essere una spia dei fascisti, e per questo si sentirono legittimati a rapirlo, seviziarlo e ucciderlo.
73 anni dopo quell’orribile omicidio la figlia dell’assassino ha deciso di chiedere perdono. Meris Corghi quando suo padre uccise Rolando Rivi era una bambina, ma da adulta, dopo aver ricevuto una lettera da una zia in punto di morte, ha saputo alcuni dettagli del delitto e ha voluto ricostruire quel che accadde. Una volta saputo delle atrocità compiute, dopo un profondo processo di trasformazione personale, ha deciso di scrivere una lettera ai parentidi Rolando rimasti in vita, esprimendo il suo desiderio di chiedere il loro perdono per il delitto compiuto da suo padre. Un miracolo del beato Rivi, lo ha definito il vescovo locale, che ha celebrato la messa durante la quale è avvenuta la richiesta di perdono e di riconciliazione.
Anna Pedri





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