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Roma, 8 giu – Recentemente il gruppo Carrefour ha lanciato una promozione nei propri punti vendita, chiamando a testimone commerciale addirittura il leggendario eroe romano Muzio Scevola.

Nello spot, l’incredulo eroe, sollecitato dalla moglie, afferma: “Se è vero, ci metto la mano sul fuoco” , trovandosi poco dopo a lamentarsi delle scottature ricevute. Simpatica l’idea, molto vicina al “volgare” sentire orientato ad apprezzare gli sconti come fonte di vita e come unica ragione lo spender bene ciò che è malguadagnato.

Interpretazione però piuttosto lontana dall’episodio tramandato dal mito romano. Senza voler fare i censori e i bacchettoni, cogliamo l’occasione per raccontare il mito e offrire qualche spunto di approfondimento.

Tito Livio narra come il giovane Gaio Mucio (successivamente denominato Scevola, cioè mancino) chieda al Senato di poter attentare alla vita del re Porsenna, che assediava Roma con lo scopo di reinstaurare sul trono il re Tarquinio il superbo, cacciato dal popolo romano.

Muzio si reca dunque nottetempo nel campo nemico, dove era in corso la paga dei soldati. Con il pugnale uccide quello che ritiene il Re, ma che purtroppo è solamente un funzionario. Catturato dalla guardie del corpo mentre prova a fuggire e portato al cospetto del Re, Muzio dichiara: “Sono cittadino romano. Non sarò meno coraggioso nell’affrontare la morte di quanto fui nel darla. È da romano compiere e soffrire cose forti” e, posta la mano destra sul braciere, la lascia bruciare come se appartenesse a un altro.

Il Re Porsenna, impressionato dal gesto, afferma: “Sei stato nemico più inesorabile verso te stesso che verso di me. Vorrei che il tuo valore fosse al mio servizio, per questo ti mando via libero, illeso”.

Muzio offre uno splendido esempio di Fides, dimostrando al Re che la Vittoria sarebbe spettata senza dubbi al popolo romano. Meraviglioso esempio e riferimento al combattimento rivolto prima di tutti verso se stessi e quindi, come riflesso, come caduta, come inevitabile conseguenza, al di fuori di Sé. Lo stesso spirito giunto fino al nostro recente passato, espresso dagli Arditi che, incuranti della propria vita, assaltavano le postazioni nemiche nella prima guerra mondiale, realizzando l’impossibile e propiziando in spirito la Vittoria. Quegli stessi Arditi che, traditi dalle monarchie decadenti alla fine del conflitto, diedero vita ai fascismi europei.

La grandezza di Roma fu senza dubbio legata al suo saper applicare i principi tradizionali nella contingenza storica di riferimento. Insegnamento sempre valido, che spinge chi lavora a mantenere vivi dentro di sé i principi immortali che fecero di Roma la città Caput mundi, a differenziarsi sempre di più da quei fenomeni di nostalgismo patetico, lontani dall’arditismo e da ciò che lo ha animato, quanto il fascismo lo era dalla concezione bacchettona e borghese della società ottocentesca.

È questo il principio che porta i romani a non slegare ciò che accade in alto da ciò che accade in basso. Se Roma vince è perché i romani hanno conquistato su di un piano superiore la Vittoria. Questo è un punto da non sottovalutare assolutamente, ispirazione primaria per la gioventù devirilizzata e portata ad avere riferimenti esclusivamente materiali e privi di luce.

Splendido il parallelismo del gesto di Muzio Scevola, colto dallo studioso francese Georges Dumezil, con il mito nordico del Dio Tyr e del lupo Fenrir. Per legare il lupo Fenrir, enorme, astuto e feroce, gli Dei costruirono una catena magica, fatta con rumore del passo del gatto, barba di donna, radici di montagna, tendini d’orso, respiro di pesce, saliva di uccello. Alla vista e al tatto sembrava un nastro di seta, ma in realtà nessuno avrebbe potuto spezzarla. Solo il Dio Tyr ebbe il coraggio di legare il lupo con questa catena magica, offrendo in pegno la propria mano destra, posta all’interno della bocca del lupo, che, naturalmente, non appena si accorse dell’inganno, la divorò.

Ancestrale continuità di stirpi europee, in lotta eterna contro popoli e principi desertici. Coraggio, forza, spirito, forze ancora in atto nella nostra stirpe, un fuoco spirituale che brucia ancora e che annuncia l’inesorabile nostra Vittoria. Oggi, come allora e per sempre, i tiranni non dormano sonni tranquilli.

Marzio Boni