Roma, 17 set – Il Pd manifesta “per il lavoro”. Del resto, si autoproclama partito del lavoro. È da maggio (grosso modo) che al Nazareno sono in vena di battute, o meglio di disperati tentativi di riposizionarsi sulle immagini classiche che contraddistinguono la loro storia passata (molto molto passata). Ne sono in vena con una frequenza più intensa del solito, che non può essere lasciata passare in silenzio, ma assediata ad ogni passaggio, inseguita, con la stessa foga di un poliziotto bravo, il quale farebbe di tutto per acciuffare un ladruncolo in fuga.

Il libro delle barzellette del Pd si arricchisce: oggi e domani in piazza “per il lavoro”

Diciamolo pure, quella delle bollette faceva più ridere. Specifica, dettagliata, riferita a un periodo storico presente e determinato in cui si rintraccia maggiormente il contrasto tra le politiche dei dem italiani (sempre pro sanzioni alla Russi, pro guerra, insomma pro il 90% delle cause del boom pazzesco dei costi dell’energia) e le loro proteste contro le bollette salate. Sembra che la fantasia in casa del Nazareno manchi. Questa altro non è che una riedizione della battuta del primo maggio, quando dalla casa dei sedicenti democratici ebbero il coraggio di riploclamarsi difensori dei lavoratori. Una delle tante riedizioni, presenti e future. Perché il Pd, al netto della sua realtà distruttiva per tutti i lavoratori di questo Paese, dovrà sempre continuare a dichiarare, con una faccia tosta e una falsità record anche per il mondo della politica, di doverli difendere.

Un partito nemico assoluto dei lavoratori

La campagna “1000 piazze per l’Italia” è solo l’ennesimo strumento con cui i nemici dei lavoratori e delle imprese si spacciano alla bisogna difensori dei primi (tacendo sulle seconde). È più facile dialetticamente, in casa Nazareno, insistere sui lavoratori, per il retaggio comunista e l’immagine distorta che gli eredi del Pci hanno sempre diffuso di loro stessi, fin dai tempi del crollo del muro di Berlino. Negli anni Novanta avrebbero privatizzato e svenduto mezza industria italiana, ma quasi nessuno se ne sarebbe accorto. La loro politica nei decenni successivi non è cambiata ma anzi si è approfondita: forse, in questo periodo, qualcuno in più se n’è accorto. Ma la nomea, l’immagine superficiale, è sempre difficile da smentire, specialmente quando è così simbolicamente forte. E chissà in quanti, ancora, credono sul serio alle baggianate che racconta il Partito democratico, ai suoi stessi iscritti come agli elettori. Ecco perché è necessario insistere nella comunicazione e nella corretta informazione, deridendo pure, se è necessario, gli autori di queste leggende. Perché sono storie non solo fantasiose, ma pericolose, in grado di portare i più giovani e sprovveduti a divenire altri fedeli discepoli.

Stelio Fergola

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Secondo me non c’è molto da ridere, quanto piuttosto riflettere sulla eventualità che dopo la vittoria della dx con il paraocchi (da decenni), le piazze, la protesta, tornino da subito in mano loro.

Commenta