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Il Pd si spaccia per partito patriottico e canta Mameli: il flop dell’autonomia è anche questo

by Alberto Celletti
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Pd mameli

Roma, 24 gen – Non è neanche stata approvata alla Camera ma l’autonomia ha già messo a segno il primo flop, far fare al Pd la figura del partito patriottico, addirittura intonante l’inno di Mameli.

Il Pd che canta Mameli è l’apoteosi dell’imbarazzo

Tutto si può più o meno concepire in questa confusa e degradante politica nazionale, tranne che accettare le “simulazioni genetiche”, se così possiamo chiamarle. Insomma, almeno le categorizzazioni concrete vanno salvate, che riguardino l’economia, l’etica, la Nazione o quant’altro, evitando per quanto possibiledi prenderci in giro. Una di queste categorizzazioni riguarda l’indiscutibile e genetico anti-italianismo del Nazareno. Senza nemmeno spiegarne le origini in questa sede, primo perché fin troppo ovvie, secondo per mancanza di spazio. Perché il tema è il solito: spacciarsi per ciò che non si è. Spacciarsi per sociali e per difensori dei lavoratori però è però quanto meno in linea con la tradizione passata della sinistra, esibirsi addirittura come patrioti “canori” è onestamente un insulto all’intelligenza.  La riforma sull’autonomia approvata ieri in Senato (e in attesa di voto alla Camera) è un fallimento già solo per questo. Il Pd che in aula canta addirittura Mameli senza che nessuno lanci loro dei gustosi pomodori è davvero oltre ogni mancanza di dignità.

Gli anti-italiani senza vergogna

Pessimo indirizzo verso l’autonomia, pessimo anche per il fatto di dare al Nazareno addirittura il pretesto di mostrarsi filo-italiano, dopo aver distrutto l’Italia praticamente in ogni direzione: culturale, sociale, identitaria, nazionale. Tra filo-immigrazionismo e promozione dello schiavismo di massa, filo-europeismo contro qualsiasi sovranità, distruzione di tutto l’apparato industriale italiano negli anni Novanta, è già tanto che qualcuno non faccia causa ai dem per i colori presenti nel loro simbolo. Figuriamoci se possiamo ritenere vagamente concepibile che cantino addirittura l’inno nazionale. Senza vergogna né pudore.

Alberto Celletti

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