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Il Senegal e il petrolio: un “matrimonio” da tenere d’occhio

by Giuseppe De Santis
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Senegal infrastrutture, bandiera

Roma, 14 lug – Era il 2014 quando nelle acque territoriali senegalesi, a una distanza di 100 chilometri dalla terraferma, venivano scoperti importanti giacimenti di petrolio e gas: un fatto accolto positivamente dal governo del Senegal, perché l’estrazione dell’oro nero e del gas avrebbe avuto un impatto enorme sull’economia del Paese. Da allora sono passati dieci anni, ma adesso l’estrazione di petrolio dal giacimento di Sangomar è iniziata e con essa incomincia una nuova pagina per l’economia del Senegal.

Senegal e petrolio: si inizia a fare sul serio?

Sì e no. A sfruttare questo giacimento sono la società australiana Woodside Energy che possiede l’82% del progetto, mentre il rimanente 18% appartiene alla societa’ statale senegalese Petrosen: il giacimento produrra’ 100mila barili di petrolio al giorno e genererà un miliardo di dollari all’anno per i prossimi 30 anni.

Le possibili ripercussioni positive

Questo enorme afflusso di denaro avrà importanti conseguenze per l’economia senegalese, visto che favorirà la crescita economica e la riduzione dei tassi di povertà: per garantire’ che lo Stato non venga penalizzato nella ripartizione dei guadagni generati dall’estrazione di petrolio il neoeletto presidente Bassirou Diomaye Faye si è impegnato a rivedere tutti i contratti stipulati con le società petrolifere e minerarie così da massimizzare i benefici per lo stato senegalese.

Per quanto riguarda invece la produzione di idrocarburi lo sfruttamento del giacimento di Sangomar non è  l’unico progetto presente in Senegal, visto che al confine con la Mauritania la compagnia petrolifera BP, l’americana Kosmos Energy, la societa’ mauritana SHM e la societa’ statale senegalese Petrosen stanno costruendo un terminal che una volta compiuto produrrà 2,5 milioni di gas naturale liquefatto all’anno: i guadagni saranno divisi tra Senegal e Mauritania.

Giuseppe De Santis

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