Roma, 12 gen – Dopo una pausa (o meglio intervallo, fra il primo e secondo tempo della partita “pro Salvini”), Giancarlo Magalli torna a parlare di politica. L’occasione è troppo ghiotta per esimersi, per non commentare: così, dopo la conferenza stampa all’Ariston in stile “refugees welcome“, di Claudio Baglioni, il buon Magalli si toglie la pettorina per scendere di nuovo in campo. La squadra, la stessa: “Un presentatore può commentare l’attività politica? Un presentatore ha il diritto di avere delle opinioni come chiunque altro, ma deve avere anche la delicatezza di esprimerle nei luoghi e nei momenti giusti. E forse la conferenza stampa del Festival di Sanremo non è il momento giusto per una dichiarazione politica, io non lo farei, ecco. Però è legittimo, giusto e doveroso avere delle opinioni”. Questo, quanto dichiara il conduttore nella  trasmissione Un giorno da pecora su Rai Radio 1: una presa di distanze netta ma prevedibile.

La sua simpatia per Salvini non è novità dell’ultima ora: già a novembre Magalli si era dichiarato sovranista, difendendo il “non razzista Matteo Salvini”. Specie sul sovranismo, il conduttore televisivo aveva speso grandi parole: “Sembra sempre si parli di massoneria, di una cosa segreta. In realtà il sovranismo si fonda sull’amore e il rispetto della propria identità nazionale, sul fatto che non sta scritto da nessuna parte che la sovranità di un popolo debba essere esercitata da un altro popolo“.

Anche Peppino Di Capri (che riceverà un premio alla carriera proprio durante la kermesse canora), si è schierato a favore del vicepremier: “Bisogna darsi una regolata… tra Baglioni e Salvini condivido la posizione del ministro“, ha detto.

Infine, interviene pure Maurizio Costanzo. Intervistato dall’Adnkronos, riguardo le parole di Baglioni ha detto: “Personalmente penso che Baglioni possa dire quello che gli pare. Ma bisogna essere consapevoli che il tema dei migranti è molto divisivo. C’è molta tensione sull’argomento. E forse la conferenza stampa del Festival non era la sede adatta per affrontarlo“.

Con Claudio Bisio e Fiorella Mannoia che plaudono, prevedibilmente, alla linea buonista del direttore artistico (“Sarà un Festival all’insegna dei migranti“, promettono), nella metà campo avversaria sono ben piazzati i non radical chic (fra i quali, il grande Mogol). Presumibilmente, i 90 minuti di gioco non basteranno. Si andrà dunque ai supplementari. Con, sugli spalti, l’Italia: tuttora esasperata.

Chiara Soldani

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