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renzi migration compact immigrazioneRoma, 16 Apr – Le condizioni climatiche progressivamente più adatte alla navigazione e la chiusura della rotta balcanica, seguita all’accordo sul governo dei flussi fra Ue e Turchia, hanno favorito un improvviso aumento degli sbarchi sulle coste italiane, seimila immigrati in soli quattro giorni. Il tutto in un anno che per l’Italia, secondo il Viminale, ha già registrato un incremento degli arrivi pari al 25% rispetto al 2015.



In occasione della riunione dei ministri degli esteri dell’Unione, nella giornata di lunedì il governo italiano farà circolare un documento informale contenente una proposta per far fronte alle partenze dalla costa libica. Il cosiddetto “migration compact” di Renzi dovrebbe ricalcare le misure già adottate per la rotta balcanica, definite dal premier italiano come “un primo concreto tentativo di cooperazione allargata e rafforzata con un Paese terzo che, seppure concluso in una situazione di urgenza, e per questo perfettibile, dimostra come sia possibile mettere a punto linee d’azione efficaci nella gestione dei flussi”.

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Più il dettaglio la proposta italiana del “migration compact” si baserebbe “sull’idea di sviluppare un modello di offerta ai Paesi partner, all’interno del quale alle misure proposte da parte Ue corrispondano impegni precisi in termini di efficace controllo delle frontiere, riduzione dei flussi di migranti, cooperazione in materia di rimpatri/riammissioni, rafforzamento del contrasto al traffico di esseri umani”. Qualcosa di paragonabile a quanto il governo Berlusconi concluse già nel 2008 con il Trattato di Bengasi. A dire il vero, in quel caso la contropartita era prettamente economica e riguardava solo le imprese italiane, che si impegnavano in una serie di investimenti e opere pubbliche nel Paese del colonnello Gheddafi. Sappiamo tutti come è andata a finire.

Non solo la Libia, quella del “migration compact” di Renzi è una proposta di cooperazione allargata a tutti i Paesi africani e si concretizza nei cosiddetti bond Ue-Africa, che hanno l’obiettivo di facilitare l’accesso al mercato dei capitali per i Paesi da cui origina il fenomeno migratorio. Tralasciando i risultati che possono avere meri trasferimenti di denaro verso Paesi spesso instabili e con livelli di corruzione estremamente manifesti, c’è da registrare quella che potremmo definire una vera e propria finanziarizzazione della politica estera. Visti i risultati ottenuti da un fenomeno analogo ma ben più antico e ormai completato, quale è quello della finanziarizzazione dell’economia occorsa negli ultimi decenni, le speranze che a risolvere l’emergenza profughi sia la proposta di Renzi sembrano piuttosto remote.

Armando Haller

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