Roma, 28 mag – In queste ore, dopo che Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle (ma almeno per adesso non la Lega) hanno annunciato di voler chiedere l’impeachment per Mattarella, si fa un gran parlare di articoli della Costituzione, attentato alla Carta eccetera. Ma vediamo come funziona la messa sotto accusa del presidente della Repubblica, visto che di impeachment vero e proprio – alla maniera americana – in Italia non si può parlare.
La Costituzione, nell’articolo 90, codifica per l’appunto la messa in stato d’accusa del capo dello Stato in soli due casi – alto tradimento e attentato alla Carta costituzionale, per l’appunto. Il verdetto finale di questo processo però non spetta al Parlamento bensì alla Corte costituzionale.
L’articolo 90 dice che il Presidente non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni tranne che per alto tradimento e attentato alla Costituzione. In tali casi è messo sotto stato d’accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il punto però è che le Camere dovrebbero votare un testo in cui si chiariscono le ragioni per cui Mattarella può essere imputato di attentato alla Carta visto che, come è evidente, è escluso l’alto tradimento. I 5 Stelle, che sono quelli che hanno lanciato l’idea insieme a Giorgia Meloni, devono quindi trovare le ragioni costituzionali per circostanziare le accuse. Salvini in merito ha detto che siccome non conosce la materia, farà studiare il caso ai giuristi, dopo di che la Lega si pronuncerà.
In ogni caso, va detto che l’impeachment, pur essendo stato più volte evocato – con Giovanni Leone, Francesco Cossiga e anche con Oscar Luigi Scalfaro (solo “minacciato”) – non è mai stato portato a termine. E nei primi due casi, i presidenti si sono dimessi prima dell’eventuale processo.
Nel dettaglio, la procedura è questa: viene presentata – sostenuta da tutto il materiale probatorio – una richiesta di messa in stato d’accusa al presidente della Camera che poi trasmette il materiale ad un Comitato formato dai componenti della giunta per le autorizzazioni a Procedere di Senato e Camera. Nel caso in cui venisse stabilita la legittimità dell’accusa dopo un verdetto votato a maggioranza, viene presentata una relazione al Parlamento riunito in seduta comune. La relazione quindi può essere sottoposta a votazione nell’Aula riunita sempre in seduta comune che deciderà sull’autorizzazione a procedere.
Nel caso in cui non siano avanzate richieste di ulteriori indagini, si apre la discussione sulla competenza parlamentare dei reati imputati. Se la relazione propone la messa in stato d’accusa, il voto è a scrutinio segreto e la destituzione scatta, sia chiaro, soltanto se si raggiunge la maggioranza assoluta.
La questione passa infine alla Corte costituzionale – integrata con 16 membri tratti a sorte da un elenco di cittadini con i requisiti di eleggibilità a senatore che il Parlamento compila ogni 9 anni mediante un’elezione con le stesse modalità stabilite per i giudici ordinari – che potrà, a seguito di un vero e proprio processo, emettere la sentenza che, come tutte quelle della Consulta, è inappellabile.
I costituzionalisti in queste ore si stanno schierando da una parte con chi parla di tradimento di Mattarella, e dall’altra con chi difende il veto assolutamente politico posto dal capo dello Stato su Savona ministro dell’Economia, in nome di articoli della Costituzione che difendono i risparmi degli italiani dal presunto attacco dello spread e dei mercati (“spaventati” dal governo giallo-verde).
Pertanto è evidente che è tutta questione di interpretazione degli articoli della Carta. Ma al di là delle sfumature e dei cavilli, l’arma dell’impeachment è soprattutto mediatica e chi la cavalca lo fa per capitalizzare il malcontento popolare. Questo è possibile perché di fatto Mattarella ha impedito la nascita del governo giallo-verde come espressione del mandato elettorale.
Tuttavia il dato politico è che se i 5 Stelle dovessero andare avanti con la messa sotto accusa è perché vogliono prendere tempo: in caso di impeachment Mattarella non può sciogliere le Camere e quindi niente voto anticipato. Questo spiega anche perché Salvini non si è ancora espresso in merito: alla Lega conviene più che ai 5 Stelle di tornare subito alle urne.
Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Se si decide di uscire dall’euro lo devono dire gli italiani, non Di Maio, se si esce dall’euro serve un leader vero, non Di Maio

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