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Quarta puntata della nostra indagine sul liberalismo
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liberalismo fallimentoRoma, 26 feb – Uno degli effetti più nefasti dell’egemonia culturale liberale è la perniciosa idea della concorrenza come strumento “disciplinatorio” e moraleggiante. Già il fatto che persone che pretendono in qualche misura di parlare di una pseudo scienza economica utilizzino un lessico così orrendamente moralistico dovrebbe farci riflettere sulla reale natura pseudo-religiosa e veterotestamentaria di questa dottrina, ma entriamo più nello specifico. Il lento ma inesorabile economicidio nazionale è stato condotto proprio sulla base di questa retorica per qualunquisti, esaltando le virtù del mercato e della concorrenza come antidoto all’inefficienza dello Stato e della politica, con l’applauso della stragrande maggioranza della popolazione italiana.

Fase 1: il divorzio Tesoro – Banca d’Italia

Nel 1979 l’Italia aderisce allo Sme, Sistema Monetario Europeo, il primo tentativo di fare una sorta di moneta unica paneuropea. Per difendere il cambio semi-fisso, la strada più semplice da seguire è quella di far crescere il rendimento dei titoli di Stato (e, di conseguenza, di tutti gli altri debiti espressi in quella valuta) in modo da creare presso gli investitori esteri domanda di lire per acquistarli, e quindi sostenerne il corso.

Nel 1981 si decide appunto di dare attuazione a questa strada, esonerando Banca d’Italia dall’obbligo di calmierare il rendimento delle obbligazioni pubbliche stampando moneta, e facendo schizzare alle stelle per contraccolpo i tassi d’interesse. Il debito pubblico passa in appena 10 anni (fino cioè al crollo dello Sme nel 1992) dal 55% al 120% del Pil, dando inizio alla furiosa stagione di inasprimento fiscale che ha devastato in particolare le Pmi, spina dorsale della nostra economia.

Se nel 1981 infatti la pressione fiscale si assestava intorno al 30% del Pil, attualmente siamo intorno al 48% del Pil, e la situazione non sembra destinata a migliorare. Ebbene, questa decisione politicamente, economicamente e socialmente devastante (se si inizia a percepire lo Stato come un nemico l’abisso è già spalancato sotto di noi) come fu giustificata? Ovviamente in senso moralistico: i mercati avrebbero “prezzato correttamente” i titoli di Stato, premiando la virtù dei “politici oculati” e punendo il vizio di quelli eccessivamente prodighi di spese ed attenzioni nei confronti del popolo.

Fase 2: lo smantellamento dell’Iri

Nel 1992, in piena tempesta giudiziaria, il governo Amato decide di trasformare l’Iri, la holding pubblica che deteneva le banche maggiori e la quasi totalità delle grandi imprese strategiche nazionali (escluse Eni, Enel e Finmeccanica), in una società per azioni nella prospettiva di disfarsene al più presto. Il nostro Paese si giovava di un armonioso sistema fatto di partecipazioni statali, imprese private spesso sostenute da commesse pubbliche e una enorme rete di piccole imprese attive nei più disparati settori che garantivano una enorme diversificazione merceologica dell’export.

Le attività redditizie sono state svendute agli amici degli amici con Goldman Sachs a fare da “consulente” ed intascare cospicue provvigioni, mentre ovviamente le attività decotte ed oberate di debiti sono rimaste in mano pubblica. Persino la Corte dei conti ha dovuto ammettere che l’aumento dei ricavi delle aziende privatizzate è dovuto sostanzialmente al rincaro dei servizi offerti. Ma come fu giustificata, viceversa, la svendita? Ovviamente in senso moralistico: il mercato avrebbe valorizzato meglio quelle imprese rispetto alla politica corrotta e clientelare che ha addirittura l’impudenza di non voler accedere ai mercati internazionali del credito.

Fase 3: l’adozione dell’Euro

Nel 1997 l’Italia aderisce all’Ecu, il “proto-Euro”, fissando irreversibilmente il proprio cambio rispetto alle altre principali divise europee quali il Marco ed il Franco.

Avere una moneta troppo forte rispetto alla crescita dei salari e dei prezzi interni ha reso molto più conveniente importare beni rispetto al produrli, facendo schizzare alle stelle il nostro debito estero. Ma come ci è stata venduta questa colossale fregatura? Ovviamente in senso moralistico: senza la “scappatoia” della svalutazione, gli Italiani finalmente sarebbero diventati produttivi come i tedeschi, non avendo più una scappatoia che gli permettesse di essere “indisciplinati”.

Fase 4: l’austerità

Nel 2011 un colpo di Stato finanziario spodesta Berlusconi, che al di là dei suoi innumerevoli demeriti era stato comunque regolarmente eletto dai cittadini, per insidiarvi al suo posto il vampiro in loden Mario Monti. L’effetto della sua opera di governo è nei numeri: 25% della produzione industriale andata perduta, disoccupazione ufficiale al 12% e reale probabilmente oltre il 20%, 400 miliardi di crediti bancari inesigibili che rischiano di affossare il sistema bancario nazionale.

Ma come ci è stato venduto il vampiro? Ovviamente in senso moralistico: egli era un tecnico (giammai, orrore, un politico) che avrebbe applicato con serietà le misure necessarie a ristabilire l’equilibrio del mercato e riacquistare credibilità all’estero, laddove Berlusconi amava troppo la gnocca per essere credibile.

Fase 5: la troika?

Forse siamo arrivati alla conclusione di questo lungo processo di economicidio nazionale con il liberismo come morale. Da più parti si levano già adesso le voci per un intervento del Meccanismo Europeo di Stabilità, il che comporta il commissariamento dello Stato alla Troika (Commissione Europea, Bce, Fmi). Non siamo in grado di dire se si dovesse arrivare realmente a questo, ma se dovesse accadere è molto facile prevedere il nostro futuro. La Grecia è dietro l’angolo. Abbiamo ancora 10.000 miliardi di ricchezza reale da espropriare, fra cui la terza riserva aurea del pianeta, e poi potremo essere finalmente gettati nel cesso della Storia.

Non è per fare futile terrorismo: se dovesse intervenire veramente la Troika, non ci rialzeremo mai più. Mai. È meglio abituarsi fin da subito a questa parola: mai. Da notare una cosa: come ce la vendono la Troika? Ovviamente in senso moralistico.

Matteo Rovatti

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