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Roma, 16 ago – Dallo Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento al “Morandi” di Genova, passando per i cavalcavia crollati negli ultimi mesi e i numerosi ponti chiusi (il colossale viadotto progettato sempre da Morandi, ancora ad Agrigento, per fare un esempio) o a traffico ridotto: lo stato delle nostre infrastrutture sembra quello di una nazione appena uscita da una devastante guerra. E il Cnr lancia l’allarme.
“La sequenza di crolli di infrastrutture stradali italiane sta assumendo, da alcuni anni, un carattere di preoccupante regolarità”, spiega Istituto di tecnologia delle costruzioni (Itc) del Cnr. Non è una questione di fatalità, le cause sono da riscontrare principalmente nell’obsolescenza: “L’elemento in comune è l’età delle opere: gran parte delle infrastrutture viarie italiane ha superato i 50 anni di età, che corrispondono alla vita utile associabile alle opere in calcestruzzo armato realizzate con le tecnologie disponibili nel secondo dopoguerra”. A preoccupare sono soprattutto i ponti: “Decine di migliaia di ponti in Italia – spiega ancora l’Itc – hanno superato, oggi, la durata di vita per la quale sono stati progettati e costruiti”.
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Se alcuni ponti sono da ricostruire, altri avrebbero bisogno di opere di profonda manutenzione. “In moltissimi casi – osserva ancora l’istituto – i costi prevedibili per la manutenzione straordinaria che sarebbe necessaria a questi ponti superano quelli associabili alla demolizione e ricostruzione: le cifre necessarie per l’ammodernamento dei ponti stradali in Italia sarebbero espresse in decine di miliardi di euro“. Da qui la necessità, sottolinea l’Itc, di “una sorta di “piano Marshall” per le infrastrutture stradali italiane, basato su una sostituzione di gran parte dei ponti italiani con nuove opere caratterizzate da una vita utile di 100 anni”.
Nicola Mattei

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