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Amburgo, 26 dic – La storia del “bufalaro” dello Spiegel che per anni ha scritto fake news è peggio di quanto si pensi.
Infatti, secondo quanto scrive lo stesso settimanale tedesco, il reporter Claas Relotius non si sarebbe limitato a violare la deontologia professionale ma aveva architettato una vera e propria truffa per il proprio tornaconto. Sì, perché avrebbe inviato ai lettori, tramite la sua mail privata, appelli a fare donazioni a favore di una coppia di orfani siriani in Turchia: nel messaggio il giornalista però indicava il proprio conto corrente.
Infatti non risulta che il denaro sia mai stato recapitato ad associazioni benefiche o affini. “Quanti donatori vi siano stati, quanto denaro sia stato raccolto e cosa sia stato fatto con quelle somme in questo momento ancora non è chiaro“, scrive lo Spiegel, che ha raccolto in uno speciale di 23 pagine tutto il materiale relativo al caso Relotius, che sta avendo un impatto notevole sull’opinione pubblica in Germania.
“Questa iniziativa di Relotius era del tutto sconosciuta alla redazione, né ci risulta che in proposito qualche lettore si sia rivolto allo Spiegel”, afferma ancora la testata amburghese, che presenterà alla Procura tutte le informazioni raccolte, in vista di una denuncia.
E’ stato lo stesso settimanale a rivelare qualche giorno fa sul proprio sito l’esistenza del caso Relotius, dopo che il reporter, in seguito all’ennesima incongruenza e l’ennesima accusa di falso, aveva confessato di aver inventato integralmente o in parte molti dei suoi reportage. Il cronista 33 enne era considerato “l’idolo giornalistico della sua generazione” e ha ricevuto negli ultimi anni molti premi, tra cui quello di miglior reporter tedesco e il “Journalist of the year” della Cnn.
Nel dettaglio, le donazioni richieste ai lettori erano legate ad un reportage intitolato “I figli dei re“, pubblicato nel 2016, in cui si racconta di due fratellini siriani, orfani, costrettti a vivere per strada in Turchia. Anche la veridicità di questo testo ora è ovviamente messa in discussione.
Il fotografo che accompagnò Relotius – Emin Oezmen dell’agenzia Magnum – afferma che il reporter “aveva falsificato la biografia di uno dei ragazzi, drammatizzandola fortemente“, come sottolinea lo stesso settimanale. E la sorellina di cui si parla nel testo, che lavorerebbe in una fabbrica tessile, a quanto pare non esiste proprio: secondo il fotografo, il bimbo non ha una sorella che risponda alla descrizione fatta nell’articolo.
Lo stesso Relotius successivamente ha raccontato, in una raccolta di articoli, che dopo mesi sarebbe riuscito a portare i due ragazzi in Bassa Sassonia facendoli adottare da una coppia di medici. “Anche in questo caso evidentemente si tratta di fiction“, conclude lo Spiegel. Aggiungendo che Relotius al momento “non è raggiungibile”.
Un pessimo giornalista, sì. Ma un genio del crimine, non c’è che dire.
Adolfo Spezzaferro





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1 commento

  1. Il sig. Claas Relotius sembra la nuova edizione del conte di Cagliostro, o del dottor Dulcamara, o del monaco Rasputin: ciarlatani, venditori di pozioni magiche e di rimedi soprannaturali ed esoterici.
    Quelli si portavano dietro principi, nobili, borghesi e popolani arricchiti.
    Questi si portano dietro giornali, movimenti politici, associazioni benefiche e stuoli di persone infatuate.
    Dovremmo cercare di stare alla realtà dei fatti.
    Dovremmo difenderci dalle belle parole, dagli alti ideali del nulla, dalla propaganda dissimulata, dal massimalismo ideologico, dal fondamentalismo remunerato.

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