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travaglioRoma, 13 apr – Poche ore fa Marco Travaglio si è speso in un duro attacco al Pd in merito alle intercettazioni, le cui pubblicazioni sgradite al governo hanno fatto pensare ad una ulteriore modifica della normativa, poi smentita, dopo l’approvazione della legge delega lo scorso anno, con una norma che il M5S aveva definito liberticida e che, di fatto, avrebbe dovuto colpire duramente la pubblicazione di intercettazioni penalmente non rilevanti e/o relative a persone non coinvolte.



Secondo il giornalista piemontese, in vent’anni ci sarebbero state soltanto due violazioni della privacy, ragion per cui il Garante Antonio Soro, vicino al Pd, non avrebbe motivo di lanciare l’allarme. “Si tratta di cronaca giudiziaria”, ha affermato il direttore de “Il Fatto Quotidiano”. Dopo tutto, il contenuto del fascicolo sarebbe segreto soltanto finché rimane sconosciuto agli indagati, spiega. Nel frattempo, però, i magistrati stanno facendo circolare numerose indicazioni volte all’autodisciplina e c’è addirittura chi propone di trasformarle in legge. Evitare di inserire nei fascicoli intercettazioni non rilevanti, per giunta dopo l’emendamento che elimina l’udienza filtro per decidere della questione nel merito, non è però la questione reale. E sostenere, come fa Travaglio, che non ci siano violazioni della privacy nella continua pubblicazione di conversazioni private, penalmente rilevanti oppure no, prima ancora della conclusione di un procedimento, di una condanna definitiva, significa semplicemente nascondersi dietro un dito e negare l’evidenza.

Ed in questa sede non si tratta certo di difende questo o quel decreto, tanto meno di fare gli interessi dei potenti e dei politici che intendono coprire i loro misfatti. Si tratta, semplicemente, di garantismo, quanto meno mediatico, volto ad impedire che un processo si svolga sui giornali prima ancora che nelle aule di tribunale. Volto a contrastare posizioni che, come d’uso, nascono dallo “scandalismo” e fanno leva sul “sentimentalismo” delle persone e non sulla ragione e sulle questioni di opportunità. Di interesse pubblico possono essere le sentenze, necessarie sono le intercettazioni come strumento d’indagine (pur senza abusi nell’utilizzo) e nessuno lo contesta, tutto il resto, però, è utile soltanto ad un giornalismo che si nutre di verbali delle questure e di fango ed ha poi il coraggio di invocare l’indipendenza della magistratura, pur utilizzando la stampa come mezzo di pressione. Stupisce che ci si possa dichiarare liberali, come fa Travaglio, portando poi avanti quotidianamente il giustizialismo più spinto senza alcun riguardo per i principi base del liberalismo. Come sempre, del resto, rispetto a Travaglio come rispetto al Pd, ciò che fa la differenza è la coerenza.

Emmanuel Raffaele

 



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