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terremotoRoma, 17 set – In Italia 27.920 edifici scolastici sono in aree ad elevato rischio sismico di cui 4856 in Sicilia, 4608 in Campania, 3130 in Calabria, 2864 in Toscana, 2521 nel Lazio, 1367 in Emilia Romagna. Il 50% delle scuole non ha il certificato di agibilità e molte sono state costruite prima del 1974 anno delle prime norme antisismiche. Una buona parte degli edifici scolastici è stata costruita prima del 1900 e alcuni furono costruiti per essere inizialmente destinati a un uso diverso. Numeri che danno un quadro ben definito della vastità del problema del rischio sismico in Italia: in totale, come riferisce Paolo Spagna, Consigliere Nazionale dei Geologi e Vice Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi “Il 60% del patrimonio edilizio italiano è stato realizzato prima della Legge 64/1974, che ha introdotto le norme tecniche per la costruzione in aree sismiche, per cui è evidente la vastità del costruito potenzialmente coinvolto e l’enorme impegno economico, pubblico e privato, che deve essere messo in campo per dare loro sufficiente sicurezza”. Ma non solo il centro Italia è coinvolto dal rischio sismico, oltre al ben noto Friuli, anche in Lombardia sono molti i comuni in zona sismica: 57 comuni in zona 2 (concentrati tra le province di Brescia e Mantova), 1.028 comuni in zona 3.



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La carta di classificazione sismica

La nuova classificazione in zone di pericolosità del territorio italiano è divisa in 4 livelli di massima con alcuni sottolivelli:
Zona 1: quella più pericolosa dove possono verificarsi terremoti fortissimi

Zona 2: in questa zona possono verificarsi terremoti forti

Zona 3: in questa zona possono verificarsi terremoti forti ma raramente

Zona 4: è la zona meno pericolosa, qui i terremoti sono rari

Di fatto con la nuova normativa sparisce il territorio “non classificato”, e viene introdotta la zona 4, nella quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di frazioni di accelerazione (ag) massima su roccia con probabilità di superamento del 10%  in 50 anni (zona 1 ag >0.25, zona 2 0.25<ag<0.15 zona 3 0.15<ag<0.05, zona 4 ag<0.05), valori che si ritrovano anche nella carta di pericolosità sismica redatta dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). 

Cosa possiamo fare per tutelarci? Innanzitutto sono già stati presi provvedimenti di adeguamento delle strutture scolastiche e pubbliche a livello locale, ad esempio la regione Lombardia ha stanziato quest’anno 2,1 milioni di euro per prevenire il rischio sismico in 202 Comuni delle Province di Brescia (147), Bergamo (42) e Mantova (13) che potrà essere utilizzato: per edifici, strutture ed opere di proprietà delle amministrazioni comunali, con finalità di protezione civile. A livello nazionale lo stanziamento di fondi pubblici ha visto negli anni passati la cifra di 20 milioni di euro l’anno ripartiti a seconda delle emergenze e necessità regionali: così la Campania ha visto circa 6 milioni di euro, la Sicilia 5, il Lazio 4, l’Emilia Romagna 3, Calabria e Toscana, Veneto e Puglia tra i 2e i 3, Lombardia, Marche, Abruzzo, Friuli, Umbria tra 1 e 2 e via a scendere sino ai 200mila euro della Sardegna che è quasi del tutto asismica. Fondi che comunque sono troppo pochi e che, provenendo anche da richieste di enti locali, sono soggetti al famigerato “patto di stabilità”. Secondariamente, come non ci stanchiamo mai di ripetere, occorre dare una cultura geologica sia tramite la formazione nelle scuole stesse, sia tramite l’inserimento nelle realtà comunali della figura del geologo, anche all’interno dell’Osservatorio per l’Edilizia Scolastica, dato che è l’unico soggetto professionale determinante nella pianificazione e nella gestione delle situazioni di rischio, sia di tipo sismico che idrogeologico (frane, alluvioni), nonché di tipo ambientale. Terzo occorre continuare nella sistematica campagna di rilevamento della microzonazione sismica per individuare a piccola scala quelli che possono essere gli effetti di attenuazione o amplificazione delle onde a livello locale, in modo da poter adeguare o costruire gli edifici secondo la risposta sismica che dà il terreno su cui si trovano.  Quarto bisogna che il “fascicolo di fabbricato”, una sorta di carta d’identità di un edificio, diventi a tutti gli effetti obbligatorio a cominciare dagli edifici pubblici e successivamente per quelli privati, battaglia che abbiamo portato avanti da tempo dalle pagine del Primato Nazionale.

Ma la questione non riguarda solamente il rischio sismico: in Italia oltre alle quasi 28mila scuole in zone a rischio terremoti, ce ne sono altre 7mila che sono site in zone a rischio idrogeologico: come riporta un comunicato del Consiglio Nazionale dei Geologi (Cng) “In base ai dati complessivi non aggiornati al 2016 di Fonte ISPRA, in Italia le frane sono ben 528.903. Nel solo 2015 abbiamo avuto oltre 200 eventi principali. Le aree a pericolosità da frana elevata in Italia – ha dichiarato Domenico Guida, professore di geomorfologia presso Università agli Studi di Salerno – sono pari a 12.218 km2. Più di cinque milioni di persone risiedono in aree a rischio elevato, mentre le imprese che sono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono più di 79.000 ed il 18% dei Beni Culturali italiani è a rischio frane, mentre sono 40.000 i Beni Culturali in aree a pericolosità idraulica e 9 milioni di persone risiedono in aree a pericolosità idraulica. Complessivamente, le imprese esposte a rischio alluvioni in Italia sono più di 576.000”. Un Paese che quindi deve convivere e far fronte a rischi di natura geologica ben precisi (idrogeologico, sismico e vulcanico) e che necessita di linee guida oltre quelle già attivate dai vari governi per la programmazione e progettazione di interventi atti a mitigare il rischio.

Paolo Mauri



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