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GioveRoma, 6 lug – Nel mattinata di ieri (5:53 ora italiana), la sonda “Juno” è entrata nell’orbita di Giove dopo aver percorso 2,8 miliardi di kilometri in 5 anni. Il momento culminante del viaggio, ed il più rischioso, è stato l’accensione dei motori della sonda per rallentarla sino ad una velocità di 210 mila km/h, sufficienti per permetterle di entrare nell’orbita del gigante gassoso del nostro Sistema Solare.

“Juno”, la prima sonda ad essere interamente alimentata ad energia solare, ha dovuto attraversare una zona di spazio intorno a Giove particolarmente soggetta a radiazioni e con presenza di detriti che avrebbero potuto danneggiarla. Pertanto l’inserimento orbitale è stato vissuto con apprensione al centro missione della Nasa di Pasadena, il Jpl (Jet Propulsion Laboratory). Scopo della sonda è di indagare a fondo sulla natura di Giove tramite i suoi 11 strumenti, alcuni di fabbricazione italiana.

C’è molta Italia infatti a bordo di “Juno”: il sensore principale è Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper – Mappatore all’Infrarosso di Aurore Gioviane), finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, l’Asi, realizzato da Leonardo-Finmeccanica e messo in opera sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziale dell’Inaf. Operante nel vicino infrarosso, è uno spettrometro che svolgerà indagini negli strati superiori dell’atmosfera gioviana, sarà in grado di rilevare l’eventuale presenza di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina e fornirà immagini delle aurore.  L’altro componente italiano di Juno è KaT (Ka-Band Translator) uno strumento di radioscienza realizzato dall’Università La Sapienza di Roma, e realizzato da Thales Alenia Space Italia, sempre con il supporto dell’Asi.  Italiano è anche il sensore d’assetto Autonomous Star Tracker, realizzato sempre da Leonardo-Finmeccanica, che dopo aver  guidato la sonda verso Giove, permetterà a Juno di mantenere la corretta traiettoria nell’orbita del pianeta gigante.

“Juno è una missione storica che vede ancora una volta Nasa e Asi insieme alla ricerca di informazioni fondamentali per spiegare le origini del sistema solare” – dichiara Roberto Battiston, Presidente dell’Asi – “Lo studio di Giove è anche una grande sfida scientifica e tecnologica a cui l’Italia partecipa con due strumenti all’avanguardia grazie a Inaf e a industrie come Leonardo Finmeccanica e Thales Alenia Space. Questa missione dimostra come la comunità scientifica italiana giochi un ruolo di primissima importanza, inoltre la partnership storica con la Nasa si è dimostrata una cruciale opportunità di crescita sia delle aziende che dei ricercatori italiani. Lavorare fianco a fianco con l’agenzia spaziale numero uno al mondo ha permesso un salto di qualità immenso per il sistema paese”.

Giove è un pianeta gassoso gigante con una massa di 318 volte quella terrestre, le sue dimensioni (diametro equatoriale di 142.900 km, più di dieci volte quello della Terra) sono tali che il nostro Pianeta potrebbe essere completamente racchiuso nella perturbazione della sua atmosfera che prende il nome di “Grande Macchia Rossa”. Una tale massa permette a Giove di avere un’accelerazione gravitazionale di 23 m/s², due volte e mezza quella della Terra, cosa che fa del pianeta gigante una sorta di “spazzino” dello spazio, attirando a sè e deviando comete e asteroidi prima che questi possano penetrare nel Sistema Solare interno: molti ricorderanno la serie di impatti sulla superficie gioviana provocati dalla cometa Shoemaker-Levy nel 1994, osservati da tutti i telescopi del mondo.

Paolo Mauri

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