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Kung Fu Panda 3: il ritorno del padre e della comunità

by Francesco Boco
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kung fu panda 3_01Roma, 14 mar – Chi ha avuto il piacere di vedere i precedenti capitoli della saga di Kung Fu Panda saprà che il protagonista, il maldestro panda Po, è stato cresciuto da un papero di nome Ping, cuoco in una bottega di spaghetti. Solo a distanza di venti anni l’ingenuo Po scoprirà che quello che l’ha cresciuto non è il suo vero papà, ma colui che l’ha messo in salvo dopo che il villaggio dei panda delle montagne in cui era nato era andato distrutto in una guerra. Lo snodo fondamentale della vicenda di questo terzo capitolo della saga parte proprio da qui, cioè dal ritorno del padre biologico di Po, Li Shan.

Po, diventato nel frattempo il guerriero dragone, viene investito del compito di succedere al maestro Shifu, diventando il maestro del Qi (o Chi), cioè dell’energia vitale intesa secondo il principio taoista dello Yin e Yang. L’iniziale inadeguatezza del protagonista s’intreccerà non a caso con il ritorno del padre biologico e con la crescente minaccia rappresentata dalla ricomparsa di Kai, condottiero malvagio riemerso dal mondo degli spiriti in cui era stato imprigionato.

Il lavoro è graficamente esaltante, migliorando in modo consistente la già altissima qualità dei precedenti capitoli. I colori vivaci, l’animazione fluida, le scene spettacolari e coinvolgenti, si affiancano a una colonna sonora azzeccata e suggestiva. I personaggi sono ben caratterizzati e nel complesso la trama presenta degli spunti interessanti, al di là di alcune semplificazioni e ingenuità rivolte al pubblico più giovane.

Kung Fu Panda 3 si muove sul doppio binario della realizzazione di sé e del ritorno della figura paterna. Il punto più interessante è che la risposta decisiva allo sprone “conosci te stesso” e “diventa ciò che sei” passa necessariamente per una riconnessione al principio paterno e alle radici originarie. Il cammino di Po per diventare il maestro del Qi lo porterà infatti a ritornare al suo antico villaggio dei panda sulle montagne. Là, tornato tra la sua gente, imparerà ad essere se stesso e a vivere secondo gli usi e costumi del suo popolo.

La figura del padre è inizialmente ambigua e piuttosto condizionata da modelli “attuali”, secondo lo schema del “migliore amico” e amenità del genere. Bisogna però riconoscere che questo aspetto sfuma nel corso della pellicola sotto il peso degli eventi e della realtà. Il rapporto padre-figlio si farà più maturo nel corso della vicenda, grazie anche all’intervento del padre adottivo di Po, il signor Ping. Proprio dall’alleanza tra i due padri del protagonista partirà l’atto di reazione alla minaccia incombente di Kai.

Quest’ultimo rappresenta in pieno la forza distruttiva della tracotanza (hybris) che mira a ottenere un potere totale e incontrollato, raccogliendo in sé il Qi di tutte le creature della Cina. Kai è il distruttore, colui che profana templi e statue, il guerriero decaduto e solitario che con la sua armata di fantasmi terrorizza l’intero regno. La distruzione della tradizione è ben rappresentata in un frangente decisivo della pellicola, provocando un crescendo che condurrà al momento decisivo per Po e il suo popolo.

Sulle spalle del guerriero dragone poggia il destino della Cina intera. Lui è l’eroe designato, e tutto dipenderà dalla sua capacità o meno di integrare il piano materiale con quello spirituale, dalla sua capacità cioè di farsi guerriero e sacerdote, diventando così Maestro.

L’aspetto interessante della crescita del protagonista è che non solo la sua piena realizzazione si compirà nella lotta e nella rinuncia impersonale di sé, ma che questa vittoria suprema sulle forze oscure si compirà attraverso una piena partecipazione delle energie originarie del suo popolo. In Kung Fu Panda 3 c’è dunque un richiamo neanche troppo velato al legame tra l’eroe-condottiero e la sua gente; rapporto da cui si origina la vera comunità di lotta.

Po risorgerà dal vuoto e dalla rinuncia, prendendo piena coscienza di sé e della sua potenza. Nonostante il tono divertito e giocoso, il momento di rinascita assiale e marziale è sottolineato in modo inequivocabile. Così la tradizione demolita e spezzata si ricompone e risorge attraverso la lotta. Un nuovo destino illumina il mondo e l’immagine conclusiva è quella di un Po che diventa asse immobile, attorno al quale gli abitanti del regno seguono il suo insegnamento.

Francesco Boco

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