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_69498902_hi017737013Berlino, 14 mar – Se ne parla ormai da una settimana, cioè dai risultati delle elezioni comunali dell’Assia che hanno consacrato Alternative für Deutschland (Afd) terza forza del Land di Francoforte sul Meno. La stampa e la politica tedesca è in allarme: Deutschland rückt nach rechts, si è ripetuto più volte, “la Germania va a destra”. Ieri, invece, si è votato in tre Länder: Baden-Württemberg, Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt. Nelle prime due regioni (entrambe occidentali), l’Afd ha raggiunto la doppia cifra (rispettivamente 15,1 e 12,6%), confermandosi terzo partito. Ma se in Renania si è piazzato dietro i due partiti di massa Cdu e Spd (l’unica regione in cui questi due hanno tenuto e i Verdi hanno perso addirittura 10 punti percentuali), nel Baden-Württemberg il partito di Frauke Petry ha scavalcato i socialdemocratici di 3 lunghezze, mentre i Verdi vincono la tornata con un sensazionale 30,3%.

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Eppure il risultato più clamoroso arriva dal Land orientale della Sassonia-Anhalt: l’Afd è il secondo partito con il 24,2%, staccato di poco dai democristiani della Merkel (29,8%) e abbondantemente sopra alla Spd, che raccoglie appena il 10,6%. In Sassonia si registra un buon risultato anche per la Linke (16,3%), che nei Länder occidentali è a rischio estinzione (non ha neanche raggiunto il 3%). Dal momento che tutti i partiti hanno escluso in partenza un accordo con l’Afd, la situazione si fa sempre più complicata per formare una maggioranza nei vari parlamenti regionali. Si parla di coalizioni anche con tre partiti e, al momento, si tratta ancora di ipotesi spesso fantapolitiche (in Sassonia bisognerebbe mettere addirittura d’accordo Cdu e Linke!).

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Ma chi è questo partito che sta sconquassando gli equilibri della politica tedesca? Alternative für Deutschland (“Alternativa per la Germania”) nasce nel 2013 in prevalenza grazie a fuorusciti della Cdu che si dichiarano contro l’euro, sostenuto invece dal partito della Merkel. Alle elezioni nazionali di quell’anno, il movimento sfiora di un nulla la soglia di sbarramento del 5%, mentre alle elezioni europee del 2014 ottiene il 7,1% e riesce a portare a Bruxelles 7 deputati. Con lo scoppio della “crisi dei profughi”, l’Afd si schiera prepotentemente contro la Merkel e si configura come l’unico partito di rilievo contrario alle politiche dell’accoglienza. Il resto è cronaca odierna: il partito raccoglie il generale malcontento della popolazione verso la politica politicante e l’ideologia immigrazionista, attirando a sé l’ostilità (se non proprio l’odio) degli altri partiti e della comunicazione di massa. Il successo è da ricercare anche nella configurazione del giovane movimento. Se inizialmente si poteva parlare di una mera “Cdu contro l’euro”, nel 2015 l’ambiziosa Frauke Petry ha scalzato dopo un’estenuante battaglia interna la corrente del cofondatore Bernd Lucke: molti analisti hanno interpretato la vittoria della Petry come l’avvicendamento della corrente “di destra” a quella moderata e liberale. Di qui la definizione ricorrente del partito da parte della stampa: Rechtspopulisten, cioè populisti di destra. Di qui anche una più decisa opposizione alle politiche immigrazioniste della Große Koalition che ha permesso al partito di intercettare il voto di scontenti e indecisi.

L’Afd, tuttavia, è ancora un partito giovane e, quindi, un cantiere in divenire. La leadership della Petry ha infatti causato non solo un chiarimento dell’orientamento politico del movimento, ma anche la fuoruscita della corrente di Lucke. Questo vuol dire che il partito può contare sulla forza di pochi attivisti, se si prendono come pietra di paragone le risorse dei partiti di massa (Cdu e Spd). Inoltre, manca a tutt’oggi un programma definito e organico. In questo senso si è parlato sui grandi mezzi di informazione del ruolo svolto da Marc Jongen, professore di filosofia all’Università di Karlsruhe e allievo del famoso Peter Sloterdijk. Jongen, che sta subendo una persecuzione vergognosa da parte dei suoi colleghi per il suo endorsement, è stato definito da tv e giornali come il “filosofo dell’Afd” che sta abbozzando un rigoroso manifesto ideologico per il partito. Al di là di tutto, comunque, e dei deliri sulle camicie brune in marcia su Berlino, la situazione è ancora aperta e in divenire. Ma una cosa è certa: in Germania l’establishment politicamente corretto potrebbe aver trovato un valido antagonista in grado di rimettere in discussione gli equilibri di potere della prima economia europea.

Valerio Benedetti

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3 Commenti

  1. i veri tedeschi sempre esistano ancora abbastanza in quel paese dovrebbero aver capito che la merkel (Kasner) non ama il suo popolo

  2. La Culona ha detto oggi che tira dritto sulla politica immigrazionista. Bene. Così, quando cadrà, farà tanto, tanto rumore.

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