Roma, 2 mar – Caccia al russo? Forse ci siamo vicini. Perché i metodi con cui in tutto l’Occidente (ammesso che questa definizione corrisponda a una realtà perfettamente omogenea, cosa che effettivamente non è, come qualcuno ha fatto notare) si sta rivolgendo a qualsiasi contesto russo – non solo attuale, ma addirittura culturale – sembrano di tal fatta. E di rallentamenti nella corsa sembrano essercene davvero pochi.

La “caccia al russo” tra Opera e università

La “caccia al russo”, in modo sotterraneo, esiste da un po’. Perché a livello mediatico la demonizzazione costante della Russia post-sovietica si è accresciuta molto negli ultimi anni. Specialmente dopo la crisi ucraina del 2014. Comunque, in pochissimi giorni, abbiamo avuto: Valerij Gergiev che si è rifiutato di prendere le distanze dall’invasione russa in Ucraina. Cacciato dalla Scala su “gentile” invito del sindaco Beppe Sala. Poi Anna Netrebko che viene praticamente silurata da Peter Gelb,  direttore Metropolitan Opera di New York, a seguito del suo rifiuto di venire a cantare – di nuovo – alla Scala.

E stamattina ci siamo deliziati con un’altra perlona di democrazia e rispetto, forse ancora più profonda delle precedenti, perché riguardante non solo il presente, ma addirittura il passato della Russia e nella fattispecie la sua cultura letteraria. Perlona rientrata subito, per fortuna, ma sintomatica di una situazione realmente inquietante, quella del corso di Paolo Nori su Fedor Dostoevskij annullato, rinviato o mettetela come vi pare per “non alimentare polemiche”. L’ateneo, però, fa marcia indietro poco dopo. Ma non è che ci sia molto da festeggiare, perché per un ripensamento – vivaddio – si producono altre situazioni simili, o comunque si rimane sempre in uno stato di perdurante incertezza, provocante la sgradevole sensazione di evolvere verso il peggioramento.

E così negli Usa il repubblicano Eric Swalwell, come riporta Forbes, propone di cacciare gli studenti russi dalle università. Idea che ha prodotto – almeno – non poche polemiche e critiche. Ma dove l’America pensa, l’Europa fa. Sputnik riporta le dichiarazioni di Tatiana Moskalkova, responsabile dei diritti umani della Federazione Russa, che ha denunciato appena un paio di giorni fa l’espulsione degli studenti russi dalle università europee a seguito degli eventi in Ucraina, discutendone con il ministro dell’Istruzione Valery Falkov. Gli equilibri restano precari, e non possiamo avere idea di come si svilupperanno.

Strategie di guerra

Insomma, non è che ci sia molto da stare tranquilli, perché il clima è rovente e sembra determinanto a non raffreddarsi. D’altronde, la storia ce lo testimonia, perché non si può certamente mettere in secondo piano la natura strategica di tutto questo. A ben vedere, di odiare genuinamente il mondo russo, a chi comanda l’Ovest, interessa molto poco. Però interessa certamente la fomentazione popolare contro il nemico. E pure questa non è nemmeno una novità. Quando c’è una guerra, c’è la demonizzazione del nemico. Semmai ci sarebbe da chiedersi quanto la Russia possa essere un nostro reale e totale nemico, visto il contesto geopolitico in cui opera e i rapporti che l’Europa intrattiene con essa da tempo ormai immemore. Però la fomentazione, appunto, solitamente si aggrava quando lo scontro è serio. Ecco perché, forse, ci sono segnali inquietanti, e su un futuro molto fosco.

Stelio Fergola

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2 Commenti

  1. ha..ce l’hanno fatta…sono riusciti a metterlo in trappola….si dimena… si arrabia…ma in definitiva come quello che cade nelle sabbie mobili si affonda e si annega…..il nuovo ordine mondiale si sta realizzando…la cina.. la prossima et dall’interno..è già tutto previsto;;;e il mondo dei polli in allevamento intesivo è per il prossimo futuro…

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