Roma, 31 lug – Un solo club, la Juventus parteciperà al prossimo campionato di Lega Pro con la squadra B; gli altri, tutti in fuga, chissenefrega del futuro dei giovani calciatori, specie se poi per iscriverti devi versare un milione e mezzo. Una cifra che poi i grossi club bruciano con una sola operazione, magari per uno straniero mediocre, ma con lauta commissione riconosciuta al suo agente o all’intermediario. E pensare che, a mancata qualificazione al Mondiale ancora calda, con tutti quelli che si stavano disperando e spingendo per le dimissioni di Tavecchio, l’Istituto delle squadre B sembrava la panacea di tutti i mali per ripartire con un Progetto Nuovo. Sono passati invece pochi mesi e tutto è finito in soffitta. La Federcalcio continua ad essere commissariata e paralizzata; Fabbricini, il commissario e Costacurta, il vice, quelli che avevano spinto in particolare per le seconde squadre, sembrano anestetizzati nella loro spinta propositiva, adesso travestiti da burocrati attaccati alla poltrona.
Perché lì, anche a fare nulla, li tengono i poteri forti, la parte più rappresentativa dei club di serie A che non vuole far passare nuove elezioni federali con la candidatura, invero grottesca e jurassica di Giancarlo Abete, spinto dai Dilettanti e dalla Lega Pro; Abete, l’ex presidente federale che si era dimesso con il cittì Prandelli dopo la figuraccia in Brasile. Ma se si era tolto dai piedi allora, perché ripresentarsi adesso? Perché, calcisticamente e non solo, siamo il Paese delle marionette e dei teatrini. Intanto continuiamo a trovarci tra le mani e per caso la Meglio Gioventù calcistica: all’Europeo, l’Under 19 ha appena fatto finale e perso di un soffio ai supplementari con il Portogallo dopo aver fatto fuori la Francia in semifinale. Il cammino vincente dei ragazzi di Nicolato, eccezion fatta per l’Under 21, segue e ripete le ottime performance degli ultimi anni con l’Under 17 e l’Under 20. Peccato e fa una rabbia da morire che il Sistema Italia si trovi tra le mani questi giovani valorosi, capaci, tra i primi al mondo, ma solo per il frutto di una germinazione spontanea e non di un progetto serio che dovrebbe far capo ad una Federazione nemmeno capace di portarci ai Mondiali.
Ovviamente gli ottimi risultati dell’Under 19 e dei loro fratelli, dimostra come,  chi sostiene da anni che in Italia non ci sono bravi calciatori giovani, non capisca nulla o sia in malafede. Adesso, purtroppo, ancora una volta la quasi totale assenza delle squadre B e di un progetto federale,  produrrà la tragica sparizione della maggior parte dei ragazzi dell’Under 19 che non saranno più in età da Primavera o giù di lì ma che non verrano nemmeno impiegati in prima squadra tra serie A e serie B nella prossima stagione perché, dirigenti e allenatori pavidi, preferiscono nascondere i loro limiti dietro al nome e alla popolarità di un giocatore esperto o di uno straniero esotico. Così, si continua a buttare a mare l’indubbio buon lavoro dei settori giovanili italiani, anche se alcuni ancora troppo esterofili, e la programmazione sulle nazionali giovanili affidata a mister Viscidi, ex vice di Sacchi. Un lavoro faticoso perché praticamente sganciato da un progetto globale che, per esempio, non parla lo stesso linguaggio tecnico-tattico dell’Under 21 e della Nazionale maggiore.
Eccetto il Milan, che in un primo momento aveva manifestato l’intenzione di iscriversi alla Lega Pro con la squadra B prima che saltasse la proprietà cinese, per il resto, un menefreghismo generale da parte degli altri club. La scusa: quella di aver avuto poco tempo a disposizione per organizzarsi. Così, CR7 a parte, la Juve dimostra ancora una volta di essere la società che guarda più lontano e programma meglio il suo futuro. Anche se la seconda squadra che sta facendo sembra un mezzo ibrido, affidata al tecnico Zironelli, tra ex Primavera ripescati, fuori quota e prestiti da altre squadre. E purtroppo, non per colpa della Juventus ma di tutti i club che spingono il movimento, continua ad esistere il campionato Primavera, una vetrina finta, virtuale, che non fa crescere veramente i giovani ma solo l’ego di chi li  allena e dirige.
In Francia, Portogallo, Belgio, Olanda e via discorrendo, state pur sicuri che i giovani che abbiamo appena visto sfidare l’Italia o impiegati in altre competizioni internazionali di pari età, li ritroveremo impiegati tra serie A o serie B nelle prime squadre da subito, per raccogliere il meglio del materiale di maturazione e crescita. Con buona pace dei nostri poveri ragazzi, vittime di un Sistema Cannibale che, tranne qualche rara eccezione, li costringerà a tornare nell’anonimato.
Paolo Bargiggia

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