Roma, 23 lug – Turchia viva e vegeta, mentre l’Italia muore o quanto meno versa in stato di gravissimo coma farmacologico. Quanto accaduto ieri pomeriggio, ovvero l’accordo sul grano, è l’ennesimo schiaffo – seppur indiretto – al nostro Paese, inerme sulla crisi ucraina forse peggio del resto dell’Occidente (già non messo certamente bene). Ma è uno schiaffo anche a una certa cultura che lo permea da troppo tempo, la stessa che si sintetizza nella frase imbecille “non possiamo essere una grande potenza”. O anche solo potenza. Visto che l’idiozia è “modulabile”, sostanzialmente punta sulle mire più alte per poi concentrarsi anche verso quelle più basse. Sempre più basse, fino agli abissi della morte. Senza, ovviamente, proporre mai nulla.

L’Italia che muore perché “non può essere potenza”

L’Italia muore perché, secondo gli imbecilli, non può essere niente. Si dirà che la Turchia non ha lo stesso numero di basi Nato sul territorio, e questo è senz’altro vero. Però, al di là del fatto che la presenza americana in terra turca sia comunque ben presente, è indubbio che l’esempio di Istanbul sia emblematico del fatto che qui si parli banalmente di esistere, di produrre qualcosa sulla scena geopolitica mondiale, di lasciare tracce o quanto meno di provare a imprimerle. Ankara in realtà fa qualcosa di più: gioca da grande potenza, anche se soltanto per un pomeriggio. Palesemente, tornerà su livelli più modesti già da domani mattina. Ma non rinuncia a giocare, non rinuncia a tentare, non rinuncia ad esistere. A differenza nostra e dei sedicenti espertoni geopolitici che affollano la nostra volgarissima cultura di massa e del pensiero unico. Mentre qualcun’altro vive, l’Italia muore. Sotto ogni punto di vista.

Ma chi ha mai detto che dobbiamo essere una superpotenza?

L’Italia muore e gli imbecilli, di solito, puntano su Stati Uniti e Cina. E qualcuno anche sulla Russia. Non possiamo essere al loro livello, dobbiamo quindi tenere una politica estera più dimessa. Anzi, dimessa e basta. Perché quando si fa notare che nessuno pretenda o sia così igenuo da ritenere il nostro Paese in grado di avere lo stesso peso degli Stati Uniti d’America (ma dai?), la scena si porta naturalmente su altri Stati che sono nelle nostre dimensioni, economiche e demografiche: ovvero Francia, Germania e per molti versi Gran Bretagna. Niente, utopia anche quella. Figuriamoci se possiamo giocarcela con loro, noi poveri italiani tra le prime dieci economie mondiali.

Cosa possiamo essere?

I deprimenti e squallidi soggetti che portano avanti questi pensieri banali, inutili e perfino dannosi dovrebbero rispondere a qualche domanda: cosa possiamo essere? Cosa proponete? Non vanno bene le superpotenze (e lo capirebbe chiunque, non è qualificante come pensiero di chissà quale esperienza o acume), non vanno bene nemmeno i Paesi concorrenti come Francia e Germania (che a questo punto non dovrebbero essere manco più concorrenti, visto che noi dobbiamo calare ancora e perdere altre posizioni anche rispetto a loro), non va bene manco la Turchia a quanto pare, che con un Pil molto più basso del nostro e una presenza sulla scena mondiale molto più limitata gioca quasi a fare la grande potenza (la parolaccia che qui non si può proferire), seppur in un’occasione ovviamente temporanea. Cosa va bene allora? Un grande Paese del Medio Oriente (esempio, l’Iran), deduciamo che nemmeno possa essere nelle nostre corde. Quindi scendiamo ancora più giù. Solo che non sappiamo fino a dove (Colombia? Senegal? Un principato sperduto?), visto che gli anti-italiani secondo i quali “è tutto troppo, per noi mentecatti” non rispondono mai a questo quesito. Probabilmente, desiderano che smettiamo direttamente di esistere: e c’è probabilmente una ragione precisa.

Le contraddizioni di un modo di pensare che nasconde una sola realtà: fregarsene

Questa Nazione è piena di persone pessimiste e depresse. Da diversi decenni è, per molti versi, una Nazione depressa. Ma è anche popolata da una marea di poveretti (moralmente, spiritualmente e collettivamente) che non fanno altro che criticare il nostro immobilismo, senza mai proporre nulla, anzi favorendolo. Una massa di mediocri animati da una sola “ragione”: l’indifferenza. Se la nostra classe dirigente è mediocre, la causa principale è anche nel proliferare di questi pensieri, che favoriscono l’ascesa di politici tanto miseri. Pensare a come migliorare è una responsabilità. Puntare al meglio per la propria Patria è una responsabilità. Avere delle ambizioni, pure. Dell’Italia, a queste persone, non importa nulla. Ma si sentirebbero troppo sporchi ad ammetterlo, troppo marci. Come i politici che producono ed eleggono. E allora sanno fare una sola cosa: esprimere saccenza e presunta competenza. Scoprendo l’acqua calda, ovvero che Roma non può competere alla pari con Washington. Quanta “svegliezza”. Se esistesse, sarebbe da premio Nobel per la geopolitica. Ma visto che non esiste, conferiamogli un altro premio intellettuale veramente ambito: magari il Tapiro d’Oro.

Stelio Fergola

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