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Roma, 26 gen – È possibile distruggere la scuola italiana in un solo anno? Valeria Fedeli, nominata ministro dell’Istruzione nel dicembre del 2016, sembra essersi prefissa quest’obbiettivo. Facciamo un breve riassunto delle ultime boutade giunte dal ministero: portare gli studenti in gita nei centri d’accoglienza, lo sdoganamento del telefonino in classe, il pensionamento del tema letterario. Ora arriva un’altra bella pensata: l’introduzione dello studio della filosofia negli istituti tecnici.
Questo perché “la complessità e imprevedibilità della vita contemporanea” richiedono “pensiero critico, capacità di guardare l’insieme e di trovare soluzioni adattandosi alle circostanze”, secondo le parole del sottosegretario all’Istruzione, Vito De Filippo. Parole a caso, che tentano di giustificare con la retorica una mossa demagogica e insensata. L’obbiettivo del ministero è quello di portare l’insegnamento della filosofia, con moduli extra curricolari, per l’appunto con la scusa del “pensiero critico”. Si tratta di proposte che sembrano scritte da qualcuno che non ha mai messo piede in una scuola.
Intanto perché la filosofia ha poco senso se inserita in un contesto totalmente altro: un conto è studiare Platone nel quadro di un esame approfondito della classicità in tutti i suoi aspetti, un conto è farlo spuntare come un alieno in mezzo a materie che parlano di tutt’altro. Per introdurre gli studi filosofici in questi contesti, bisognerebbe semplificarne e banalizzarne i contenuti fino a neutralizzarne qualsiasi eventuale effetto positivo. Una filosofia da Baci Perugina, insomma. Se gli studenti degli istituti tecnici vogliono compiere studi filosofici, lo facciano in privato, ma senza affliggere la totalità di essi con materie che hanno scelto consapevolmente di evitare nel loro percorso di studi.
Secondariamente, bisogna spiegare una volta per tutte che questa balla della filosofi come “esercizio del pensiero critico”, che sia agli istituti tecnici o ai licei, è una balla. Quale pensiero critico? Quello del “totalitario” Platone, aspirante consigliere di tiranni? Quello di Hegel che si affretta ad autocensurarsi per compiacere il governo prussiano? Quello di Schopenhauer che presta il fucile ai cecchini che devono sparare sui dimostranti? Anche empiricamente, non risulta, del resto, che gli studenti di filosofia siano particolarmente portati all’anticonformismo autentico, essendo peraltro le facoltà della materia ben noti laboratori di riproduzione del politicamente corretto. A meno che non si prenda per “pensiero critico” la riproposizione stantia di un gergo foucaultiano o heideggeriano fine a se stesso.
Basta con la filosofia, allora? No: nei luoghi e nei modi opportuni, si tratta di una disciplina essenziale. Ma non per la risibile ragione che, più di altre materie, favorirebbe un presunto “pensiero critico”, quanto, semmai, per una specifica ragione identitaria. La filosofia resta, nonostante tutto, una disciplina specificatamente europea, che ha segnato la nostra storia, che ha cesellato tremila anni di pensiero europeo. Critico o non critico, ma soprattutto nostro.
Adriano Scianca



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7 Commenti

  1. Più che farmi una risata non posso…..hanno trasformato il ministero della pubblica istruzione in un teatrino per gay,lesbiche, gender,trans e amebe varie……hanno persino obbligato dei poveri studenti ad ascoltare le cazzate dei finti profughi,oramai conta più un africano di un italiano….. più che di scuola parlerei di istituti per il lavaggio del cervello.

  2. Beh, mi sembra una cosa positiva, ma già ora (fortunatamente) si studia un po’ di sociologia, di antropologia e di filosofia negli istituti tecnici, all’interno del programma di Italiano. Oppure c’è il caso di Economia Politica (che in pratica è Filosofia della Politica) negli istituti tecnici-commerciali. Il discorso della “classicità” non regge, atteso che allo scientifico Filosofia c’è. Più in generale è da rivedere lo studio della Filosofia e della Storia in quanto tali: ad esempio Filosofia del Diritto la dovrebbe insegnare un laureato in Diritto, non un laureato in Filosofia, così come Storia dell’Economia dovrebbe insegnarla un economista, non uno storico. Storia e Filosofia di cosa? Semmai è questo il problema. Non me ne voglia il bravo Scianca, che apprezzo per molte altre cose.

  3. …….”Platone si studia su radio 24… con il duo demente & c della ”zanzara..” ….pubblicità progresso ”ministro istruzione” fedeli..

  4. A mio modesto avviso laboratori di riproduzione del politicamente corretto sono più le facoltà di lettere che quelle di filosofia.

  5. Io trovo sia un problema di metodo non che sia sbagliata la scelta in sè. Proprio all’ingresso dell’accademia di Platone troneggiava a grandi lettere la scritta: “Nessuno entri se non è geometra” certamente non buttata lì a caso.
    Quanto a Schopenhauer, nell’evento accennato nell’articolo, a me risulta che prestò alla soldatesca il suo binocolo, non un fucile. Se la filosofia viene studiata con criterio e non come un cadavere da dissezionare penso possa aiutare la persona ad avere migliore consapevolezza delle sue idee e la capacità di esporle in maniera più chiara e cosciente. Questo vale anche nel campo della militanza politica: Freda per esempio, che mi pare sia stimato da Casapound, riprende da Platone la dottrina del kosmos e varie altre cose.

  6. Sono studente di Storia e mi capita, dunque, molto spesso di fare discorsi di ogni genere con coetanei e persone più grandi. Quindi, in virtù della mia esperienza personale, le posso dire che il più cieco e acritico conformismo nei confronti del sistema globalista l’ho visto fuoriuscire dalle facoltà tecniche ed economico-mercatistiche, piuttosto che da quelle di stampo umanistico. Queste ultime, e soprattutto quelle di Storia e Filosofia sono molto incentrate sullo sviluppo del “pensiero critico”, inteso non soltanto come crescita intellettuale del singolo individuo, ma come “atteggiamento autonomo di chi non smette mai di fare domande e di mettere in questione tutte le risposte che sembrano definitive.” Lo studio della Filosofia, necessario a mio avviso in ogni scuola primaria e secondaria, non dovrebbe coincidere con lo studio mnemonico e noioso dei pensieri dei vari teoreti, o almeno non solo in quello, ma con la sapiente capacità, degli insegnanti, di sapere infondere nelle giovani generazioni la saggezza necessaria all’esercizio della virtù e a un “ripensamento del mondo”, tramite il concepimento di un progetto che sia utopico-trasformativo rispetto all’attuale deserto mondialista e capitalistico. Stesso discorso vale per l’insegnamento della preziosissima lingua latina, che se fatto come da decenni e non impostato sul metodo della “lingua viva”, diventa purtroppo agli occhi dei ragazzi, impresa ardua oltre che noiosa. Quindi il problema non sta nella disciplina filosofica in sè, che per il fatto di essere libera da ogni legame di servitù, rappresenta la scienza più nobile, ma nella modalità di insegnamento adottata.

  7. Come se lo studio della filosofia consistesse nello studio di Platone, Hegel o Schopenhauer…
    L’argomento prodotto da Adriano Scianca mi pare pregiudiziale, e frutto (non me ne voglia) di un’ignoranza della filosofia, prodotta forse da uno studio scadente o forse dalla sfortuna di non aver mai “incontrato” autenticamente la filosofia nel suo percorso formativo.
    L’importanza della filosofia non sta solo nel suo influsso passato sulla storia dell’identità di un popolo (europeo o non, se consideriamo anche le filosofie orientali per esempio). Chi ha dedicato la propria vita alla filosofia non può non vedere che la sua importanza è interamente coniugata al presente. Tra le molte cose che lo studio della filosofia può fare per il nostro presente e quindi il nostro futuro, per quel che riguarda la sua importanza nello specifico per la formazione di cittadini consapevoli (l’obiettivo principale, credo, dell’istruzione pubblica), essa è fondamentale proprio per lo sviluppo del “pensiero critico”, vale a dire per l’acquisizione di capacità di analisi e ragionamento che ci permettono di decifrare, fra l’altro, argomentazioni viziate, ragionamenti fallaci (petizioni di principio, ecc.) e figure “retoriche” che vorrebbero farsi passare per ragionamenti logici e concludenti. E questa, a ben pensarci, è la misura più importante della nostra libertà di cittadini e di uomini, in un presente dominato dalla retorica degli imbonitori, dei diffusori di opinioni, dei mercanti di idee. Non possiamo, per esempio, combattere le cosiddette “fake news” o le varie teorie del complotto paranoidi istituendo organi di censura e filtri che non farebbero giungere tali informazioni al “popolo bue”, perché questo a mio parere nasconde (coscientemente o incoscientemente) la volontà che il popolo continui ad essere “bue”, menato per il naso da un imbonitore e non da un altro.
    È essenziale, quindi, che TUTTI i cittadini, nella loro formazione, abbiano accesso a questa risorsa formativa. Uno studente di istituto tecnico o professionale, per esempio, avrebbe molto interesse a sapere chi fu Platone: anche il Platone “totalitario”, ma soprattutto il Platone coniugato al presente, il Platone che parla dei sofisti del suo tempo e indica le regole per un corretto ragionamento contro chi sa dire tutto e il contrario di tutto; regole in generale utili anche per poter decifrare discorsi come questo, del “sofista” Adriano Scianca, che propone a un’attenta analisi un ragionamento fondato solo su pregiudizi del senso comune.
    Ripeto, senza offesa.

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