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Roma, 14 gen – Ho letto con interesse l’articolo di Matteo Rovatti, relativo alla cosiddetta “Scuola di Salamanca“, apparso sempre sul Primato Nazionale. Al riguardo, segnalo un’opera di Jesús Huerta de Soto, La Scuola Austriaca. Mercato e creatività imprenditoriale, uscita nel 2003 per l’editore Rubbettino, in cui si afferma, a chiare lettere, che “il pensiero economico della Scuola Austriaca ha le sue origini intellettuali in Spagna e più concretamente nella Scuola di Salamanca” (p. 74), giudizio accompagnato dall’elencazione (pp. 73-74) dei dieci fondamentali princìpi teorici che la Scuola Austriaca avrebbe appunto mutuato dai lavori dei protagonisti del Siglo de Oro. E tra gli autori citati c’è non solo Luis de Molina, già ricordato da Rovatti, ma anche Juan de Mariana, anch’egli gesuita come de Molina. Ovviamente, lascio agli studiosi di economia (cosa che io non sono) la verifica della fondatezza o meno di un tale giudizio. Io mi sono appunto limitato a segnalarlo.
Ma Juan de Mariana non è stato solo autore di trattati di economia bensì anche di un’opera, il De Rege et Regis Institutione, data alle stampe nel 1599, con regolare imprimatur ecclesiastico, e tradotta in italiano, col titolo di Il re e la sua educazione, dalla ESI nel 1996. Quest’opera contiene in particolare una legittimazione del tirannicidio che la rese all’epoca assai famosa e diciamo pure famigerata. Alludo non soltanto all’estesa trattazione della liceità del tirannicidio, quanto, soprattutto al giudizio, chiaramente apologetico, dato dal gesuita su Jacques Clement, il cattolico responsabile dell’uccisione nel 1589 del re di Francia Enrico III durante le guerre di religione.
Le polemiche nate immediatamente dopo la pubblicazione dell’opera (non a caso proibita in Francia sin dal 1606), vennero rinfocolate quando un altro re francese, Enrico IV, venne ucciso nel 1610 da un altro fanatico cattolico, François Ravaillac. Il Parlamento e l’Università di Parigi videro nel libro di de Mariana la giustificazione morale e teorica dell’atto del regicida, tanto da condannare l’opera al rogo il 4 giugno del 1610 e additare lo stesso de Mariana tra i nemici dell’ordine e della monarchia, spingendo persino il generale dei gesuiti a prendere le distanze dal suo confratello spagnolo. Resta il fatto che le tesi di de Mariana, specialmente se confrontate con quelle di Thomas Hobbes, risalenti a pochi decenni dopo, tendenti a condannare senz’appello ogni forma di tirannicidio, mostrano come anche in quest’ambito esponenti di primo piano della cattolicità abbiano giocato un ruolo perlomeno ambiguo, quando non apertamente sovversivo.
Giovanni Damiano

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3 Commenti

  1. ……che intendete per”sovversivo’? Termine negativo per il potere cristallizzato …sovvertire è autenticamente rivoluzionario..senza sovversione non c’è autentico cambiamento

  2. Interessante legame culturale, inoltre la scuola Austria del Capitale è la base teorica su cui poggia il “liberismo” cosmopolita e quindi…

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