Roma, 31 mag – “Il Pd non sa come si parla agli operai”, ha appena detto Massimo D’Alema, che come al solito è il più intelligente della compagnia, ma che come al solito si fa bello esercitandosi nella parte più semplice della politica: la critica dal divano di casa propria. Perché, diciamocelo, quando alla guida della sinistra c’era lo skipper Massimo non è che i Ds fossero esattamente i barbudos cubani. Resta comunque divertente vedere la sinistra alle prese con un problemino di forma e di sostanza che mette in questione la stessa ragion d’essere dello schieramento progressista, ovvero il rapporto con le “classi subalterne”, come direbbe Gad Lerner.

Ecco, partiamo da qui, perché proprio questo è il punto: perché l’utilizzo di un gergo marxista, in bocca a Gad Lerner, suona assurdo, offensivo, viene ribaltato di senso? “Classi subalterne”, non è, di per sé, un’espressione che abbia una connotazione valutativa: esistono le classi dominanti e quelle subalterne, questo è un dato di fatto. In chiave marxista, questo dato di fatto doveva per l’appunto essere messo in questione, sovvertito. La frase “classi subalterne” in bocca a Gad Lerner, invece, suona giustificazionista di quegli stessi rapporti sociali, cambia quindi polarità, diventa reazionaria. Ecco il punto. Non è che la sinistra non sappia “parlare agli operai”, come se fosse solo un problema di linguaggio, è che essa è diventata la sentinella dei rapporti in auge.

Il vicolo cieco della sinistra è tutto qui: essa è diventata conservatrice dal punto di vista politico e sociale, mentre si è fatta rivoluzionaria sui temi falsamente detti etici. “Dire una cosa di sinistra”, oggi, significa volere l’austerity ma al contempo sostenere che l’eterosessualità è un’invenzione patriarcale. Significa erigere trincee attorno a qualsiasi burocrate liberista di Bruxelles e reprimere al contempo chi usa parole sbagliate per definire un orientamento sessuale o un popolo.

La sinistra, oggi, è la difesa del livello di vita dei ricchi e l’attacco al modo di vita dei poveri. Non a caso i loro idoli sono i Ceo delle multinazionali della Silicon Valley, miliardari ipocriti preoccupati di imporre i loro “standard della comunità” a mezzo mondo pur essendo squali voraci nelle loro strategie di marketing. Come abbia fatto la sinistra a cacciarsi in questo vicolo cieco non è affatto chiaro, ma è comunque divertente vederli annaspare.

Adriano Scianca

1 commento

  1. Il loro annaspare non è per niente divertente, perché quando uno sta per annegare, in genere tende a trascinare verso il fondo anche chi gli sta accanto. Un’altra similitudine? Conviene stare alla larga dalle belve morenti. Azzannano con rabbia peggiore di quelle sane. Al più, è bene colpirle con una zagaglia dal manico ben lungo, tenendo ampie distanze di sicurezza.

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