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Roma, 31 mag – Prima quelli del Pd salgono sul pulpito a predicare l’uguaglianza, a blaterare di pari diritti per uomini e donne, a stigmatizzare gli avversari politici per la loro presunta misoginia, a condannare il patriarcato; poi, dati alla mano, emerge la fotografia  di un partito saldamente in mano agli uomini, che usa le donne come specchietto per le allodole ideologico (così come ora si serve di immigrati, rom, omosessuali, e così come al tempo aveva sfruttato gli operai o le classi subalterne, come ama chiamarle Lerner), per poi disfarsene a elezioni concluse.

Meccanismo usa-e-getta

E’ il grido d’allarme che compare stamattina su La Stampa in un pezzo a firma di Flavia Amabile. Un’analisi realizzata da You Trend sul voto delle donne italiane rivela che solo una donna si dieci ha votato il partito di Zingaretti; le preferenze femminili sono state infatti cannibalizzate dalla Lega o dall’astensionismo. I dem hanno inoltre fatto eleggere al Parlamento europeo 12 uomini e 7 donne, poco più della metà. E’ questa la “parità” tanto decantata dal Pd? La questione era già stata portata allo scoperto da Francesca Puglisi, che più di un anno fa aveva denunciato il “meccanismo usa-e-getta” delle candidature femminili, in realtà un metodo per portare acqua principalmente al mulino dei candidati uomini. Prese, buttate nella mischia, ostentate per proporre “battaglie di uguaglianza”-fantoccio allo scopo di attirare voti, e poi defenestrate. L’ex-senatrice aveva quindi creato Towanda (trovare un nome che suonasse meno esotico pareva brutto) un’associazione femminile interna al partito, per chiedere reale parità. Ecco il risultato: tre candidati alle primarie, tutti maschi, l’elezione di un segretario e un presidente maschi, e ora la rappresentanza nell’Ue con una ratio di 2 a 1.

Il mito della solidarietà femminile

“I maschi si pianificano le carriere a tavolino e lasciano alle donne il compito di eliminarsi a vicenda. Questo accade perché non riusciamo a fare gioco di squadra. Ero candidata nel Nord Est, con me c’erano altre cinque donne: è normale che ci si distrugga per tentare di ottenere più voti. Alla fine hanno vinto gli uomini messi in posizione blindata o le donne che sono state perennemente in televisione”. Chi vi scrive – una donna – potrebbe aggiungere che le donne raramente sanno fare fronte comune quando c’è da prendere il potere ma tendono a farsi la guerra e venire risucchiate dal vortice della rivalità femminile, e che il mito della solidarietà fra donne rimane, per l’appunto, un mito.

“Le elettrici hanno bisogno di sicurezze”

Mila Spicola, candidata nella circoscrizione Sud-Isole ed esclusa dalla conta delle sedie a Bruxelles, non ha dubbi: “I gangli del potere sono maschili”. E si lamenta del fatto che “in campagna elettorale non sono esistita, non ho avuto alcun tipo di sostegno dal partito: né economico né in termini di visibilità”, spiega. “Le elezioni si vincono in tv, con la presenza costante nei programmi televisivi come dimostra il successo delle donne che ce l’hanno fatta”. E come si spiega il voto delle donne italiane andato in massa alla Lega? “Salvini ha una proposta per alleviare il disagio delle persone. Il Pd no”, prosegue Spicola. “Salvini e i suoi sono nei luoghi dove c’è maggiore malessere, ascoltano i problemi, poi lasciamo stare se non li risolve, almeno non li minimizza“. E’ molto lucida nella sua analisi, la candidata dem: “le questioni di genere in astratto, non sono la priorità delle donne”. Vale a dire: alle donne italiane non frega nulla dei bagni genderfluid, o di declinare al femminile i nomi delle professioni. “Oggi le donne hanno bisogno di sicurezze e Salvini ne offre, almeno a parole”.

Cristina Gauri

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