Milano, 10 ago – Ora che il govrno gialloverde è giunto al capolinea e le elezioni in autunno sembrano lo scenario più probabilea Milano l’asse Lega – Fratelli d’Italia sta facendo le sue mosse, in ottica locale e comunale, ma forse anche per fare le prove generali di una rinnovata coalizione di centrodestra a trazione “sovranista”.

La settimana scorsa, proprio dal capoluogo lombardo, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Sarà importante vedersi subito dopo la pausa estiva per iniziare a parlare ai milanesi dimenticati, alle piccole e medie imprese, ai commercianti. Vogliamo costruire con la Lega o con chi vorrà starci un’alternativa già da adesso. E una partita che si può vincere, lo dico fin da ora. Per noi Milano è una città fondamentale per la crescita dell’intera nazione”. A chi le ricordava che anche la Lega ha già rivendicato il futuro candidato sindaco del centrodestra a Milano, la leader di Fdi ha risposto che “la questione non si pone, si sceglierà il candidato migliore perché solo così si vince, non con le bandiere”. La Meloni si è detta “favorevole anche alle primarie, c’è tempo per pensare anche a strumenti nuovi e innovativi”. “La nostra priorità – ha ribadito – è la vittoria, non siamo egoisti e siamo disponibili a parlare di tutto, ma si deve fare una proposta credibile”.

La “campagna acquisti” di Fratelli d’Italia


Al di là delle ambizioni meneghine e dei rapporti di forza con il Carroccio, va sottolineato che la presidente di Fratelli d’Italia parlava in occasione di una conferenza stampa a Palazzo Marino per la presentazione di un “nuovo acquisto”, l’ultimo di una singolare campagna di acquisizioni da Forza Italia. Si tratta di Andrea Mascaretti, già assessore ai tempi della giunta Moratti, appena entrato in Consiglio comunale in sostituzione dell’azzurro Pietro Tatarella, dimessosi dopo essere stato arrestato con l’accusa di corruzione. Mascaretti, primo dei non eletti della lista di Fi, confluirà nel gruppo misto ma sosterrà le posizioni di Fratelli d’Italia.

Si tratta di un passaggio significativo che, oltre a riportare in qualche modo in Consiglio il partito di destra che ne era stato escluso nell’ultima tornata elettorale, testimonia il consolidamento di un processo in atto da tempo. Parliamo di una “transumanza” dalle demotivate file forziste alla formazione della Meloni, ritenuta un porto allettante per molti soggetti che, lungi dal condividere seriamente la sua storia e la sua tradizionale identità, sono in cerca di un rilancio della propria carriera politica.

E’ un andazzo piuttosto evidente soprattutto a Milano e in Lombardia – come si diceva – non da oggi. In principio fu Daniela Santanchè, per la quale in realtà si trattò di un ritorno, visto che scese in politica una, ormai una ventina d’anni fa, con Alleanza Nazionale spinta dall’amico Ignazio La Russa. Al momento della disgregazione del composito quanto fragile Pdl, però, scelse di seguire la corte berlusconiana, pur mantenendo quell’immagine, specie televisiva, di pasionaria di destra, ancorché ammiccante nei confronti di certa “riccanza” alla Briatore. I chiari di luna e i cedimenti moderati del Cavaliere la riportarono infine nei ranghi della piccola droite.

Meno comprensibili sul piano “ideologico” sono sembrati però altri cambi di casacca sulla tratta Forza Italia – Fratelli d’Italia. Come quello di Mario Mantovani, ex senatore fedelissimo di Berlusconi quando era il potente coordinatore lombardo di Fi, ex assessore regionale alla Sanità finito nei guai (tanti e seri) per i quali, tra le altre cose, è stato recentemente condannato a cinque anni e sei mesi di carcere. Mantovani, con un profilo liberale e cattolico moderato, forte di un rapporto di vicinanza proprio alla Santanchè, con cui aveva condiviso la fugace esperienza (ancora forzista) di “Noi Repubblicani”, si è avvicinato a sorpresa l’anno scorso a Fdi. Ai meno informati pareva una scelta un poco strana, da ambo le parti. Ma a schiarire le idee di osservatori e addetti ai lavori ci ha pensato poi la candidatura e la successiva elezione in Parlamento della figlia di Mario, Lucrezia Mantovani, subentrata al noto Guido Crosetto, dimessosi dalla Camera un anno dopo il voto. Un fatto che ha portato all’entusiastica iscrizione dell’ex senatore e assessore berlusconiano al partito della Meloni, che ha ringraziato “per aver ridato onore alla mia famiglia e alla buona politica, nonostante l’imperversare della cattiva giustizia”.

E’ di quest’anno un ulteriore conversione a destra, in vero un po’ meno sorprendente. Parliamo di Stefano Maullu, una vita in Forza Italia, anch’egli valido scudiero del Cavaliere. Ex eurodeputato azzurro, si è trovato in difficoltà alla vigilia delle ultime elezioni europee, causa la crisi di consenso del partito e la guerra interna al medesimo per la composizione delle liste. Ecco dunque che anche Maullu, uno che per la verità su certi temi “sovranisti” e “populisti” la sua parte la faceva anche prima, ha trovato posto tra le candidature meloniane nella circoscrizione Nord-Ovest. Non ce l’ha fatta, ma senza cedere allo sconforto è rimasto lì in attesa della prossima partita.

Fratelli d’Italia piace comunque ai delusi e ai naufraghi di Forza Italia. Con un doppio senso politico-coniugale possiamo dire che lo considerano “un buon partito”…

Non solo Fdi: i transfughi verso la Lega

Certamente più premiante oggi è la Lega di Matteo Salvini, corteggiata dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, che mira probabilmente a fondare un soggetto di centrodestra che riconosca l’egemonia leghista per allearvisi senza riserve e vincere, lasciando Fi alla sua desolante deriva.

C’è però chi non ha voluto aspettare ed è stata ben ricompensato. Parliamo, per restare a Milano, di Silvia Sardone, ex consigliere comunale e regina delle preferenze in Regione Lombardia. E’ stata la ragazza prodigio degli azzurri e sembrava destinata a diventarne un esponente di rilievo, ma, invece, le rivalità intestine ed altre vicende hanno finito per tarparle le ali. Così, poco dopo la sua elezione in Consiglio regionale, ha salutato la compagnia, avvicinandosi, lei forte di tostissime battaglie in tema di periferie e degrado, alla Lega. Da lì alla candidatura salviniana per le Europee il passo è stato breve, come quello verso una facile elezione. Insomma, tante storie, tra loro diverse, ma con un minimo comune denominatore: oggi dal centro si buttano tutti a destra. Gli esiti sono talvolta positivi, talvolta meno. Certo, in più di un caso viene da sorridere di fronte a improbabili e goffe conversioni.

Fabio Pasini

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