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ANSA/YOAN VALAT

Quando un partito è “populista” e sfonda tra gli operai, gli impiegati, i disoccupati, i giovani, i non garantiti, i perdenti della globalizzazione, non c’è nulla che lo galvanizzi di più di un appello di radical chic contro di esso. Si tratta della plastica rappresentazione dello scontro tra alto e basso, tra popolo ed élite. È ciò che è accaduto in questi giorni al Front national, che ha visto più di 100 artisti e intellettuali firmare una sorta di scomunica del movimento di Marine Le Pen. Il testo di questa fatwa è del resto emblematico. Leggiamo: “Nel suo ultimo discorso sulla cultura, Marine Le Pen ha espresso il suo desiderio di una Francia che ritrovi la sua grandezza. Ma l’arte non è fatta per servire la grandezza della Francia, ed è d’altronde proprio così che la serve”. Si noti subito l’accusa terribile: il Front national vorrebbe addirittura la grandezza della Francia. Davvero intollerabile. Quanto al fatto che “l’arte non è fatta per servire la grandezza” degli Stati, suggeriremmo un ripasso di storia dell’arte, perché gli artisti sono spesso cresciuti all’ombra del potere, vuoi per convinzione, vuoi per convenienza. Del resto l’arte contemporanea non sembra esattamente immune da sovvenzioni e complicità con il mondo delle istituzioni, in senso lato. Ma continuiamo a leggere: “Il Front national non cessa di sparare sull’arte contemporanea, ovvero sulle forme dell’arte senza precedenti. Ma è proprio lì che risiede l’eminente funzione dell’arte, che è la sovversione – che si tratti di un leggero spaesamento o del capovolgimento scandaloso”. Altro concetto interessante: la funzione dell’arte è la sovversione. Si rinuncia per principio a concepire un’arte che sia fondativa. Dobbiamo dedurne che, per citare un esempio banale, la Cappella Sistina non è arte, dato che non voleva sovvertire alcunché. Per gli artisti firmatari dell’appello, del resto, “la libertà di pensare e di creare, la libertà di inventare e di affermare, la libertà di interpretare e di criticare il mondo per come va o come non va, sono cose preziose, eccome! L’arte come frutto di queste libertà e dei mezzi che ad essa sono offerti dalla Francia è ciò che il mondo intero ci invidia. Con Marine Le Pen presidente, ciò avrebbe un punto d’arresto”. Ma in che modo la leader frontista potrebbe azzerare tali libertà? Nella Francia lepenista sarebbe l’Eliseo a stabilire cosa deve dipingere un pittore o scolpire uno scultore? Ci sarebbe un’arte di Stato e la proibizione di ogni forma espressiva indipendente? Accuse deliranti e senza il minimo fondamento. A meno che non ci si riferisca al semplice taglio dei fondi, cosa a cui del resto sembra alludere l’accenno ai “mezzi” che la Francia offre agli artisti. Ma come, l’arte non doveva sovvertire e svincolarsi dal potere? E ora si fa tanto baccano per non perdere la paghetta dello Stato? Comunque, una cosa è certa: un altro paio di appelli del genere e Marine avrà praticamente la vittoria in pugno.

Adriano Scianca

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