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Roma, 7 feb – Aveva raccontato all’Independent di come, molti anni prima, un sentimento di “primitiva rabbia” si fosse impossessato di lui dopo avere appreso che una sua cara amica era stata stuprata: “Sono andato in giro per una settimana con una mazza sperando di essere abbordato da qualche “bastardo nero” [black bastardin modo da poterlo uccidere” e di come – ovviamente – si fosse pentito del pensiero. Una pessima scelta di marketing, a tratti “suicida”, perché il 66enne attore nordirlandese Liam Neeson, ora, deve vedersela con la furia degli utenti social di mezzo mondo, che oltraggiati da questa dichiarazione “razzista” si stanno scatenando in uno tsunami di commenti negativi. A nulla è valso il suo pentimento: la maggior parte di essi ora invoca il boicottaggio di tutti i suoi film e in moltissimi chiedono addirittura che l’attore venga digitalmente rimosso dalla pellicola di Men in Black dove lui è protagonista.

I commenti 

“Spero davvero che non sia troppo tardi per cancellare digitalmente quel fottuto razzista di Liam Neeson dal nuovo Men in Black”, si legge su Twitter, oppure: “Boicottate Men in Black, quel codardo di Liam Neeson ha raccontato che voleva uccidere un uomo nero innocente il quale non aveva nulla a che fare con le sue faccende personali, lui è un codardo, razzista e bigotto“. E ancora: “Suppongo che la Sony ingaggerà presto Christopher Plummer per rimpiazzare Liam Neeson nell’imminente reboot di Men in Black”

La lettera scarlatta

Non è ancora noto se la casa produttrice del film prenderà provvedimenti in seguito alle dichiarazioni di Neeson, ma i primi segni che la “macchina della lettera scarlatta” del politically correct hollywoodiano si sta mettendo in moto già sono evidenti: il sito Breitbart riferisce che la prima newyorkese del suo ultimo film Cold Pursuit è stata brutalmente cancellata martedì, così come l’ospitata nell’edizione del venerdì della trasmissione Late Show con Stephen Colbert. Purtroppo il protagonista di Schindler’s list ha riposto troppa fiducia nell’elasticità mentale dei suoi fan e dello star system. Un’ingenuità che temiamo gli costerà cara.

Cristina Gauri 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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