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Roma, 14 dic – Ieri sera in prima serata, su Rai Tre, è andato in onda l’ennesimo spettacolo progressista targato #cartabianca, l’ormai noto programma di Bianca Berlinguer. Tutti erano in attesa per assistere al grande ritorno, quello di Asia Argento, colei che ha più volte sputato sulla cultura “maschilista” della nostra nazione nelle ultime settimane, una cultura talmente insopportabile da portarla alla tragica decisione di abbandonare la propria terra natia per recarsi a vivere nel più democratico “estero”.

Non sembra però che, dopo le parole, siano seguiti i fatti, visto che ieri la bella Asia si trovava a proprio agio sul trono di una trasmissione della tv di Stato del Paese che tanto dice di disprezzare. Quello a cui ha potuto assistere ieri sera il popolo italiano, è stata una delle più tristi sceneggiate della storia della televisione nazionale, una commedia ben scritta, con la conduttrice completamente prostrata agli isterismi dell’attrice figlia d’arte. In basso, ai lati della Argento e della Berlinguer c’erano due figure che somigliavano più a dei gattini bagnati da buttare in pasto al serpente, il direttore di Libero Pietro Senaldi e la nota attivista dei diritti LGBT Vladimir Luxuria, nelle vesti di comparse da utilizzare come la rappresentazione dei cattivi odiatori italiani della povera vittima.

Si parte con un’intervista-comizio con una Berlinguer sdraiata che ha lasciato praticamente sfogare una Argento piena di sé, la quale zigzagava tra commenti autocelebrativi e sermoni contro la famiglia patriarcale latina. Asia parla del più grande movimento in favore delle donne che la storia abbia conosciuto, di aver scatenato una rivoluzione globale che non si arresterà, tanto per non far notare il proprio sconfinato esibizionismo. Grandi elogi gli Stati Uniti, nel corso del suo monologo, terra di libertà dove lei è stata compresa, e non come in Italia e i paesi latini dove è stata duramente attaccata, non creduta e criticata. Perché guai ad essere differenti dalla cultura liberal degli USA, una nazione che i progressisti italiani prendono a modello quando si tratta di spacciare le proprie convinzioni occidentalebane, ma quando si parla di armi libere e pena di morte condannano e disprezzano. Chissà perché, però, tutti i molestatori, usciti fuori dopo il caso Weinstein, vengono dal mondo democratico di Hollywood, paradiso americano del politicamente corretto.

Il messaggio del preambolo è stato abbastanza chiaro: ci sono troppi uomini al potere e l’Italia conserva ancora la cultura patriarcale misogina, ed Asia Argento è talmente convinta di questo dall’aver deciso di restare per combatterla ed annientarla (a quanto pare non se ne va più). Finito il primo capitolo entrano in scena i contraddittori, ma prima di cominciare la Berlinguer chiede se la militante femminista ha qualcosa da domandare ai suoi accusatori. Lei li guarda, come una bimba indifesa: “siete qui per chiedermi scusa?”, il “dibattito” si apre così. Il primo a parlare è Luxuria, il quale viene continuamente interrotto e attaccato, Asia non ci sta, il primo transessuale entrato in parlamento ha osato pensare e dire che la storia dell’attrice non regge, non può parlare. Viene zittito, aggredito, insultato. Asia osserva dal basso verso l’alto i propri avversari con sguardo truce, li invita a vergognarsi, a cambiare idea. Si gira più volte verso la conduttrice per controllare se come da copione le regge il gioco, una sempre più piccola Berlinguer prova di tanto in tanto a far la parte della mediatrice, ma Asia non ci sta neanche in questo caso, non vuole un mediatore, vuole solo che tutti si convincano e le dicano che abbia ragione. Vuole gli applausi, cerca il consenso, guarda il pubblico, quasi totalmente composto da donne, in attesa di sguardi compiacenti.

Il direttore di Libero viene trattato a pesci in faccia, processato per i titoli del proprio giornale (ma la libertà di stampa?), è all’angolo e deve crollare, deve rimangiarsi quello che ha detto contro Asia e quello che i suoi “sgherri”, così definiti i giornalisti di Libero dall’Argento nel corso del dibattito, avrebbero scritto su di lei e sul caso Weinstein. Quando l’attrice non riesce, le viene incontro la conduttrice che moralizza un po’ qua e un po’ là per far provare vergogna a coloro che hanno osato mettersi contro la sua cucciolotta femminista. Una donna che parla di violenza sessuale, ma ha intrapreso una relazione di ben 5 anni con il proprio presunto stupratore, con il quale ha lavorato e collaborato, quando le viene fatto notare parla di Sindrome di Stoccolma. Quando sembra di aver assistito al peggio, entra in scena il mitico Andrea Scanzi, il quale non perde tempo e inizia a sparare frasi fatte ed elogi alla povera vittima. Poi c’è l’immancabile Geppi Cucciari, con la sua comicità in pieno stile Rai 3, la quale si esibisce poco prima della conclusione e finisce con l’ultima raffica i due imputati.

Lo spettacolo si conclude con un’altra pioggia di moralismi e insulti, da parte della paladina delle donne, il momento clou si raggiunge quando Asia Argento rivolgendosi rabbiosamente alla Berlinguer dice: “ma tu mi hai portato qua dicendo che questa è la più civile di tutte”, indicando Luxuria. Della serie: se non mi danno ragione sono dei mostri, non importa chi lo faccia, io devo essere mediaticamente difesa e devono darmi tutti ragione, chi non lo fa è un “animale”. Perché così è stato definito Luxuria nel finale: “tu non sei una persona, sei un animale”. Pensate se a definire in tal modo Vladimiro Gudagno fosse stato qualcun altro, magari un uomo, magari non di sinistra. Impagabile la reazione imbarazzata di Bianca Berlinguer che non è riuscita nell’intento d’inscenare il perfetto e decoroso spettacolino progressista. Una nota positiva possiamo ritrovarla, qualcosa che ci fa ben sperare, Asia Argento ha detto esplicitamente nel corso della puntata che si sta preparando e quando lascerà l’Italia lo farà sapere su Twitter. Da oggi in poi attenderemo con ansia ogni suo cinguettio virtuale.

Mauro Pecchia

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6 Commenti

  1. …ragazzi,vedere questa Asia declamare col pugnetto sinistro alzato (e poi con quello destro-forse non si ricordava bene) come una grottesca caricatura di sè medesima è davvero senza prezzo,impagabile !

    PS attendo al più presto una versione satirica della Asia rifatta magari da Caterina Guzzanti (tipo Vichi Casa Pound); solo che in questo caso non c’è nemmeno bisogno di caricare il soggetto per fare ridere…

  2. che tristezza questa attrice….

    solidarietà a Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria. Non la pensiamo allo stesso modo su tantissime cose ma qui ha subito un linciaggio mediatico tipico delle sinistre progressiste di governo…

  3. Senza difendere quella gallina dell’Argento, il Vladimiro ha avuto quello che si meritava, visto che con Simone Di Stefano era dall’altra parte della barricata a comminare quello che stavolta ha dovuto subire. Ben gli sta! Fortunatamente la ruota ha girato… lasciamo che le galline si spennino tra di loro!

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