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Roma, 14 dic – Alle volte tesori meravigliosi sono celati pochi metri sotto il sottosuolo, come nel caso della domus di Traiano, che si trova sotto un parcheggio all’Aventino. Questo ci dà l’occasione di riportare alla luce la figura di quello che fu definito Optimus Princeps. Alcune delle straordinarie gesta compiute da Traiano possono essere poste in confronto, seppur con tutte le cautele del caso, con la cronaca storica e attuale. Le tappe del Cursus honorum portarono Traiano a ricoprire ruoli in varie parti dell’Impero Romano, dalla Siria alla Germania, dove si guadagnò la stima dell’esercito come comandante e delle popolazioni come amministratore. Fu il primo Imperatore a succedere non per dinastia, fu infatti scelto e adottato da Nerva, suo predecessore, per le sue qualità straordinarie. La sua casa, durante il principato, fu sempre aperta a tutti i cittadini, in onore al suo motto: “tratto ogni cittadino come vorrei che l’Imperatore trattasse me, se fossi un privato cittadino



Già questo  ci riporta alla mente un simpatico parallelismo con gli odierni governanti, scelti dalle èlite di partito (nel migliore dei casi), quando visitano le province italiane, ricevendo ovunque pernacchie e contestazioni e che per la paura devono essere difesi da blindati della polizia e agenti in tenuta antisommossa. Traiano si distinse per le sue politiche, che oggi potremmo definire sociali, come il sostegno dato al ripopolamento delle campagne, contro ai latifondisti. Fece costruire o ampliare porti, come a Fiumicino e Ancona, ampliò la via Appia fino a Brindisi, eseguì bonifiche nelle terre pontine, fece costruire l’acquedotto dal lago di Bracciano a Roma. Alleggerì la pressione fiscale e bruciò i registri delle tasse arretrate, concedendo prestiti a tassi agevolati ai piccoli contadini e imprenditori. Si occupò dei figli dei legionari, rimasti orfani, e della plebe in difficoltà con un sussidio alimentare.

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Per trovare degli atti simili, bisogna risalire la corrente della storia fino al 1928, quando Benito Mussolini salì i gradini dell’altare della patria e bruciò davanti a tutti il debito pubblico italiano, esibendosi poi nel classico saluto romano (oggi sarebbe stato certamente inquisito dai moderni economisti e magistrati). Sempre sotto il regime fascista, nel 1925, fu creata l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia per aiutare madri sole e bambine in difficoltà. Nel 1975 poi, i democratici poteri sciolsero quest’ente. Fu sempre il Duce a promuovere grandiose opere pubbliche, come la famosa bonifica delle paludi pontine, dando case e lavori ai coloni che, attraverso un duro lavoro, resero quelle terre, da malsane e paludose, a fertili e salubre. Per quanto riguarda l’assistenza alimentare, oggi è replicata da CasaPound (che per questo viene accusata, da chi odia il popolo italiano, di corrompere le persone). Meno nobili e blasonate  le repliche dei nostri giorni, dove ad esempio a Roma si è rischiato di rimanere senz’acqua per la dissennata gestione degli amministratori succedutisi negli anni.

Sotto Traiano, l’Impero conobbe la sua massima estensione, grazie alle vittoriose guerre in Dacia e alle espansioni nel bacino del mediterraneo (per cui proprio allora fu coniata l’espressione mare nostrum). Ancora oggi, l’odierna Romania conserva nel suo Inno nazionale le parole: “Ora o mai più diamo prova al mondo – Che in queste mani ancora scorre il sangue dei Romani, E che nei nostri petti conserviamo con orgoglio un nome – Trionfatore in battaglia, il nome di Traiano!”. Purtroppo evitiamo qualsiasi raffronto con l’Italia (e la Romania) di oggi….

In tema religioso fu sempre tollerante, considerando il cristianesimo poco più di una superstizione e ritenendo che comunque si dovesse rimanere nel giusto in ogni processo. Forse fu per questo che non venne condannato dai padri della Chiesa (sorte che invece toccò a Nerone e altri), e anche Dante lo colloca in Paradiso nel cielo dei Giusti. Nonostante ciò, la statua dell’Imperatore sopra la colonna Traiana fu rimossa per far spazio al più popolare (tra i cristiani) San Pietro, le due biblioteche che contenevano tutto il sapere greco e Latino, insieme a tanti suoi edifici nei fori furono abbattuti dalla furia monoteista per costruire, con gli stessi pregiati materiali, Chiese e palazzi della Curia. Dopo di lui, rimase famoso il detto indirizzato dai Senatori ai nuovi Imperatori “Felicior Augusto, melior Traiano”, ovvero l’augurio di essere più benefico di Augusto e migliore di Traiano.

Marzio Boni

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