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Roma, 10 dic – In Italia il caffè è una cosa seria. Oltre alla qualità del prodotto puro bisogna però anche menzionare l’importanza dei contesti in cui è possibile consumarlo: delle leggendarie cornici storiche che da nord a sud hanno segnato epoche, stili e caratterizzato quel genuino saper vivere italiano tanto invidiato all’estero.



venezia caffè quadriIl viaggio attraverso i locali storici deve per forza partire da Venezia, città mercantile che per prima diffonde il culto del caffè nella penisola. La notizia della prima “botega da caffè” si ha già alla fine del XVII secolo; e a questa dedicherà un’opera perfino il maestro del teatro veneziano, Carlo Goldoni. La moda scoppia letteralmente nel 1720, quando sull’isola apre il Florian in Piazza San Marco. Frequentato da Goldoni, Casanova, Canaletto e D’annunzio, i suoi sfarzosi interni sono riccamente decorati in stili diversi. Sempre in Piazza San Marco sorge anche, dal 1775, il Gran Caffè Quadri, locale che può vantare tra i suoi clienti Stendhal, Lord Byron, Alexandre Dumas, Wagner, Marcel Proust e Woody Allen. Infine merita una menzione la Torrefazione Marchi, frequentata dai futuristi veneziani, da Depero, Mastroianni, Alberto Sordi, Vittorio De Sica e molti altri. Il Veneto ospita un altro ritrovo illustre, ovvero il Caffè Pedrocchi di Padova. Questo locale-simbolo cittadino viene definito “senza porte” perché rimase aperto giorno e notte dall’inaugurazione nel 1831 fino al 1916. Nel ‘48 il ferimento al suo interno di uno studente dà il via ad alcuni dei moti contro l’Impero austriaco. Presto diventa ritrovo di patrioti, intellettuali, artisti e di personalità come Ippolito Nievo, Giovanni Prati, Arnaldo Fusinato, Alfred De Musset, George Sand, Eleonora Duse e Filippo Tommaso Marinetti.

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trieste caffè tommaseoTrieste è un’altra città che raccoglie alcuni tra i caffè più storici ed eleganti al mondo, basti pensare al Caffè Tommaseo dal 1830, il più antico in città, così chiamato in onore dello scrittore dalmata. Italo Svevo fu un habitué e Claudio Magris ha scritto “Danubio” proprio ai suoi tavoli. Imperdibile anche il Caffè degli Specchi del 1839 e il Caffè San Marco, aperto nel 1914 e distrutto durante la prima guerra in quanto luogo d’incontro di irredentisti. Immediatamente ricostruito negli anni Venti rappresenta da allora il luogo d’incontro degli intellettuali. Suoi clienti abituali furono Saba, Svevo e Giotti.

Torino meriterebbe un libro a parte. Dal 1763 il Caffè Al Bicerin offre alla città prodotti e ambienti di prima qualità. L’omonima bevanda è entrata di rito nella tradizione torinese e poterono verificarlo clienti del calibro di Alexandre Dumas e Camillo Benso Conte di Cavour. Il capoluogo piemontese può vantare anche l’ottocentesco Caffè Mulassano, dove nel 1926 nacque il tramezzino, il Caffè Baratti e Milano in Piazza Castello, vincolato dai beni culturali, e il Caffè Fiorio, inaugurato nel 1780 fu ritrovo dei nobili dell’epoca e particolarmente amato da Nietzsche.

Sempre in Piemonte è tappa obbligatoria il Caffè Arione di Cuneo, aperto nel 1923 è il locale a cui dobbiamo l’invenzione dei Cuneesi al rhum.

alassio caffè balzolaIn Liguria merita senz’altro una visita il Caffè pasticceria Balzola dal 1902. Incastrato nella suggestiva cornice del “Budello” di Alassio, fa immergere in una dimensione fuori dal tempo dominata da innumerevoli e fantastici dolci, primi tra tutti i brevettati Baci di Alassio, già forniti alla Casa Reale per merito di Rinaldo Balzola, pasticcere personale di Vittorio Emanuele III.

A Firenze non si può ignorare il Caffè Le Giubbe Rosse, intramontabile crocevia di artisti e letterati. Fondato nel 1897 da due fratelli tedeschi fabbricanti di birra, dal 1913 diventa luogo di incontro dei futuristi e fu teatro della rissa tra i futuristi milanesi guidati da Marinetti e gli artisti rivali provenienti dalla rivista fiorentina La Voce.

Ad Ascoli Piceno il Caffè Meletti è un’istituzione dal 1907. Fascino neoclassico e liberty nella centrale Piazza del Popolo, per un salotto cittadino che oltre all’élite marchigiana ospitò anche Mascagni, Sartre ed Hemingway.

Grande storia, arte e poesia all’Antico Caffè Greco di Roma. Fondato nel 1760 in via Condotto è con le sue 300 opere esposte la più grande galleria d’arte privata aperta al pubblico esistente al mondo. Tutti i grandi ci sono passati, ma tra questi si deve annoverare Giacomo Leopardi, Edvard Grieg, Goethe, Gogol, Henry James, Chateubriand, Casanova, Canova, Keats, Andersen, Thomas Mann, Rossini, Liszt, Silvio Pellico, Shelley, Schopenhauer, Mark Twain, Wagner, Joyce, Orson Welles, Ibsen e molti altri.

chieti caffè vittoriaIn Abruzzo è da segnalare il Gran Caffè Vittoria di Chieti. Aperto dal commerciante Vincenzo Melocchi nel 1920 con il nome “Gran Caffè Roma”, sarà solo con la proclamazione dell’Impero fascista nel ’36 che cambierà definitivamente nome in “Gran Caffè Vittoria”.

A Napoli la tradizione del gusto partenopeo si respira al Gran Caffè Gambrinus dal 1860. Punto di riferimento della cultura cittadina, affacciato su Piazza Plebiscito tra porcellane, dolci ed espressi di maestria napoletana, sbocciato nel periodo della Belle Époque richiamò persino Oscar Wilde, Gabriele D’annunzio e L’imperatrice Sissi.

In Puglia, Altamura non è solo la città del pane. Sorge infatti sul corso Federico II diSvevia, accanto alla cattedrale cittadina, lo storico Caffè Ronchi Striccoli. Incastonato nella pietra, dal 1832 offre dolci, gelati e liquori artigianali in una location suggestiva e fuori dal tempo. Assolutamente imperdibile.

renzelli caffè cosenzaA sud è vivamente consigliato il Gran Caffè Renzelli di Cosenza, dal 1803 una perla nel centro città calabrese dove poter provare i dolci della tradizione come i torroncini meringati. Qui furono decisi i moti cosentini del 1844 contro i Borbone, e sempre qui sostarono i fratelli patrioti Bandiera prima di essere fucilati.

Infine, per la storia isolana non si può scordare il Caffè Tettamanzi di Nuoro. Fondato nel 1875 dall’ebanista piemontese Tettamanzi, veniva frequentato da Sebastiano Satta e dagli intellettuali dell’Atene Sarda. Stucchi, specchi, tavoli rotondi e divani rossi per un gioiello della Sardegna centro-orientale.

Alberto Tosi

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