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L’Italia dell’incuria: il caso dei beni culturali abbandonati

by La Redazione
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Roma, 8 ago – Italia, nazione caratterizzata da un fascino storico culturale e naturale invidiabile; son presenti monumenti storici dall’epoca degli uomini primitivi a quelli più vicini ai giorni nostri. La bellezza italica è radicata e parte integrante della nazione: parte dalle Alpi, percorre tutto lo stivale e termina nelle isole. l luoghi di cultura in Italia sono 6610 e, nel 2018, le presenze straniere nelle città d’arte italiane sono state pari a 113,4 mln per una spesa turistica pari a € 15,5 miliardi. Siamo sicuri, tuttavia, di dare la giusta importanza e di riuscire a valorizzare al meglio i luoghi di culto presenti sul nostro territorio? Quante entrate potrebbe avere in più lo Stato se investisse maggiormente (o, ahimè, se addirittura iniziasse ad investire) nei monumenti non ristrutturati o spesso dimenticati? Il risultato potrebbe essere strabiliante.

La sponsorizzazione da parte degli enti statali di competenza ed il buono stato di conservazione dei nostri monumenti, sono gli elementi chiave che potrebbero portare i turisti a visitare siti storici differenti, ma comunque molto validi, da quelli conosciuti in tutto il mondo. I resti preistorici, dalle Tombe dei Giganti situate in Sardegna ai cerchi di pietra presenti in vari posti del territorio, sono un perfetto esempio di monumenti sui quali, ad oggi, non si punta sufficientemente e che potrebbero portare un ulteriore incremento di turismo, e di conseguenza anche di denaro nelle casse.

La prova del nove dell’inefficiente (e quasi sempre inesistente) sponsorizzazione dei siti preistorici sta nel fatto che molti italiani non sono a conoscenza dell’esistenza di gran parte di essi, figuriamoci i turisti stranieri. Italia Nostra, onlus a salvaguardia e promozione dei beni storici, artistici e culturali italiani, ha stilato una lista dei beni in pericolo, appuntandone circa 350 di cui 10 con priorità assoluta lungo tutto lo stivale da nord a sud e, dopo l’incidente dello scorso 2 giugno, l’onlus ha di fatto chiesto all’Unesco di inserire la laguna e le langhe veneziane tra i siti a rischio.

Dati Eurostat evidenziano che l’Italia con l’1,4%, a confronto di una media dei paesi dell’Unione europea superiore al 2%, è penultima per la spesa pubblica destinata alla cultura; dati che fanno riflettere sulle potenzialità di crescita economica che ha l’Italia qualora iniziasse a promuovere ed a ristrutturare i siti storici dimenticati. Se la promozione dipende dallo Stato, la salvaguardia passa anche (e soprattutto) da noi italiani, che di questa nazione ne siamo i figli e che la viviamo ogni giorno, cercando di sporcare gli ambienti che ci circondano e le strade il meno possibile ed avendo il massimo rispetto per quella che è la nostra casa. Casa che con la sua bellezza non ha mai smesso di stupirci e di farci innamorare.

Simone Moroni

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