Roma, 17 feb – ManifestA. Già il nome, diciamolo, fa abbastanza ridere (e la A maiuscola finale è la ciliegina sulla torta). Così si chiama un gruppo parlamentare che si atteggia movimento “di sinistra” pronto a dire cose “di sinistra” diverse dalla “sinistra” rappresentata dal malvagio Pd e a tutti i suoi partiti satellite (che a loro volta, tra scissioni e fondazioni effimere, si erano proposti di essere “la vera sinistra”). In questo turbinio di sinistre, la descrizione ce la fornisce, ironia della sorte, il Manifesto.

La composizione di ManifestA

Attualmente, ManifestA è “solo” una componente del Gruppo misto in parlamento. A formarla, 4 deputate ex grilline, insieme a Rifondazione e Potere al Popolo, che hanno concesso i simboli. Già il mix iniziale sembra un’esplosione nucleare più di Hiroshima. Esplosione per il cervello e per i neuroni, ben si intenda. Comunque, le quattro eroine sono tali Simona Suriaro, Yana Ehm, Silvia Benedetti e Doriana Sarli. La Suriano descrive l’aspirante movimento così: “ManifestA è un appello a chi non ha voce ad alzare la testa, a manifestare. La nostra vuole essere un’aggregazione di movimenti, partiti e sindacati che si riconoscono in una sinistra alternativa, perché la sinistra non è più presente in Parlamento. Vogliamo dare voce a chi non ha voce nelle istituzioni, una chiara voce di opposizione da sinistra al governo Draghi”.

“Sinistra alternativa” è un concetto ugualmente divertente. Che sentiamo e leggiamo praticamente da trent’anni. Dai tempi di Rifondazione Comunista, le millemila incarnazioni del Pci (esclusa, forse, quella di Marco Rizzo), Sinistra Ecologia e Libertà, Liberi e Uguali e compagnia sinistreggiante, tutti ad atteggiarsi come “sinistra alternativa”. Tutti finiti, nel giro di poco tempo, a fare le stampelle del Pd. Dicendo, promuovendo e attuando le medesime politiche del Pd.

Una truffa al pensiero raziocinante (senza distinzioni di colore politico) che ormai si ripete ogni anno. Come le feste comandate, o come i sacramenti. E infatti al “battesimo” alla Camera è presente anche segretario di Rifondazione Maurizio Acerbo che lancia uno dei moniti antisistema di cui abbiamo sempre un disperato bisogno, ovvero quello della “opposizione dentro il palazzo”, della voce “realmente pacifista che non indossa l’elmetto della Nato”. Ovviamente la vera sinistra non può che desiderare l’anti-liberismo, senza però applicarlo mai. Ma intanto, siamo agli esordi, prenderemo l’unovirgola se va bene, possiamo sparare a caso. E la Suriano, infatti, dice anche che “questo governo liberista non fa nulla contro il disagio sociale. Il coro di sostegno a Draghi ha assunto delle caratteristiche da regime”. Chissà cosa vorrà fare ManifestA contro il regime e contro il disagio sociale. Ma soprattutto “contro il sistema”. Ci sarà da ridere e anche tanto da piangere. Non vediamo l’ora che si arrivi a parlare di antifascismo, però.

La perla: la possibile guida di De Magistris

Un progetto così stupendo non poteva che godere di un ulteriore passo verso la gloria eterna. Si parla, si vocifera (ma per carità, per ora si smentisce, non sia mai) infatti, di viaggio diretto verso le prossime elezioni politiche, mettendo insieme le sigle della sinistra radicale. E spunta il nome della possibile guida, ovvero nientepopodimeno che Luigi De Magistris, ex sindaco di Napoli, colui che voleva allestire le flotte napoletane per accogliere i clandestini (o, pardon, “migranti”, per rendere umanitario lo schiavismo come di consueto).  Ma De Magistris non è ancora un nome sicuro. Insomma, c’è addirittura ricerca, trattativa, spiega la Sarli: “Con lui ci sono contatti, ma allo stato non esiste alcun progetto per dar vita a un partito o ad una lista”.

Questa ennesima nuova sinistra sembra poter essere vera, ma vera vera vera. Vera in modo assurdo. Stavolta. Un po’ come qualche personaggio di popolari film comici era bello bello bello. E in modo assurdo.

Stelio Fergola

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