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Mar Rosso, Ue e guerra: pro e contro di un eventuale intervento

by Stelio Fergola
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Mar Rosso crisi

Roma 23 gen – Difficile dare torto alle principali economie europee circa la necessità di intervenire in qualche maniera nel Mar Rosso, dove come è ben noto è in atto la guerra tra Houthi e le forze Nato angloamericane. Una questione che ci tocca da vicino, come abbiamo già sottolineato ieri.

Mar Rosso e intervento degli Stati Ue: perché sarebbe necessario

Dal Mar Rosso passano una quantità di merci infinite verso l’Europa, e la percentuale dei costi di trasporto che è cresciuta del 23% soltanto nell’ultima settimana. Impossibile, come ricordavamo già su queste pagine, non richiamare fantasmi almeno in parte simili a quelli ucraini, che con i disordini sul Mar Nero hanno generato non pochi problemi al paniere dei prezzi nel 2022. Il che, peraltro, ha generato la reazione spropositata di una Bce che ha pensato di ammazzare un’inflazione evidentemente non “da domanda” (in quanto legata alla crescita di taluni beni, come le materie prime e le fonti energetiche) con un rialzo folle dei tassi di interesse proseguito fino a questo autunno. Vero è che sulla questione ci sono opinioni diversificate: c’è chi ritiene addirittura che l’impatto sui prezzi potrebbe essere limitato, come durante la trasmissione Numeri di SkyTg24, secondo la quale l’incidenza del prezzo dei trasporti (triplicato, da quando è esplosa la crisi) starebbe in una fascia che va dall’1 al 3% del costo finale al consumatore. Ma c’è anche chi reputa il rischio di un’esplosione di lungo periodo ben più concreta.

Ecco perché, in qualche maniera, gli Stati europei dovrebbero provare a reagire e a tutelarsi sulla questione. Le navi merci ostacolate dagli attacchi degli Houthi – e dalle risposte americane, in seconda battuta – sono strategicamente troppo importanti. Tuttavia, al momento, i fan della “Europa Nazione” (magari suggestionati dall’idea di una “difesa comune europea” quale sarebbe in questo caso) hanno poco da esultare, vista la sostanziale immobilità dell’iniziativa, per il momento. Ma c’è un altro fattore da considerare.

L’equilibrio geostrategico in Medio Oriente può subire un ulteriore scossone

Il “contro” di una eventuale “missione europea” (che è forse azzardato definire in questo modo) sta però nella solita questione: la possibilità di un allargamento ulteriore del conflitto. In appena tre mesi e mezzo, in Medio Oriente si è arrivati a coinvolgere un triangolo di “partecipanti” a guerre – tra secondarie e principali – che va da Gaza, al Pakistan fino allo Yemen. Lecito chiedersi cosa potrebbe avvenire se scendesse davvero in campo anche una coalizione di Stati europei. Di sicuro, sarebbe ancora una piccola escalation, sebbene limitata ed esogena (almeno in via temporanea).

Stelio Fergola

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