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Roma, 26 gen – Rocco Casalino ha annunciato che Giuseppe Conte si dimetterà. Abbastanza grottesco che la notizia venga data in pasto innanzitutto ai media prima che al Quirinale. Segno che questo governo, e questa maggioranza, stava insieme per motivi che niente hanno a che fare con l’arte del buon governo e l’applicazione di un “programma che viene prima delle persone”. Il cazzeggio mondano è sempre stato la bussola dell’esecutivo, prima e dopo la crisi innescata da Renzi. Evento, questo, che ha ancor più accresciuto la voglia di ogni componente di mettersi in vetrina per potersi aggiudicare il quarto d’ora di notorietà prima dell’oblio.



Tutti incrociano le dita sperando nella saggezza di Mattarella

La palla va a Mattarella e tutti incrociano le dita sperando nella saggezza portata dalla vecchiaia, e nella istituzionalità della figura del capo dello Stato, come se ciò bastasse ad impedirgli scivoloni o decisioni stupide. Col senno di poi siamo tutti bravi, non v’è dubbio, ma ad agosto del 2019 fu lo stesso Mattarella a non prendere in considerazione la strada delle elezioni anticipate nonostante la già confusa maggioranza di governo fosse scomparsa. Nessuno, allora, poteva prevedere il flagello della pandemia, ma tutti prevedevamo mesi di tempesta perfetta dato che gli azionisti di governo si erano scannati sino al giorno prima. Non a caso Renzi creò Italia Viva e il resto è storia recente. Il presidente della Repubblica preferì mettere il Paese nelle mani dei personalismi e degli odi tribali piuttosto che nelle mani delle elezioni anticipate.

In Italia la politica è nobile arte solo a patto che il popolo sia senza sovranità

In Italia sopravvive questo strano meccanismo per cui la politica è la nobile arte del governo della nazione solo quando il popolo viene destituito della propria sovranità. O, meglio, quando gliene viene concessa col contagocce da coloro che devono la propria esistenza esattamente all’esercizio di quella stessa sovranità da parte dei consociati. Il capo dello Stato non è purtroppo eletto direttamente dai cittadini, eppure viene eletto dal Parlamento il quale a sua volta invece nasce direttamente dalle elezioni. Se si va a ritroso si scopre che la fonte del potere di questi organi affonda le proprie radici nell’esercizio del voto. Il quale rappresenta l’alfa e l’omega del sistema istituzionale italiano, ma che tutti, o quasi, bistrattano perché ritenuto un inutile esercizio di potere lasciato nelle mani di certi bifolchi. Ovvero tutti noi.

Il pregiudizio di Mattarella nei confronti del popolo sovrano

Il professor Sabino Cassese ha riferito, durante la trasmissione Quarta Repubblica, che il capo dello Stato non può giudicare la scelta dei ministri effettuata dal presidente del Consiglio incaricato. Sergio Mattarella, però, fece proprio questo, negando a Paolo Savona il dicastero dell’Economia, sebbene i due partiti di maggioranza fosse concordi nel darglielo. Glielo aveva chiesto l’Europa. Si fa per dire, naturalmente. Ma è come se Mattarella avesse ritenuto pericoloso lasciare libero il premier di gestire autonomamente la nomina dei ministri. Sebbene si tratti di un atto squisitamente politico e di indirizzo politico, che riconduce tale governo alla sua origine, ossia all’accordo di due partiti usciti vincenti dalle elezioni. Si tratta di un vero e proprio pregiudizio nei confronti del popolo sovrano.

Con quale faccia Renzi si ripresenterà a trattare con Conte

I commentatori e gli analisti si divertono a fare previsioni. È assai probabile che l’incarico di formare un altro governo venga dato al solito Giuseppe Conte, il quale si presenta in Parlamento per cercare la maggioranza attraverso i voti di Italia Viva e dei famosi responsabili, che in questo caso serviranno per solidificare l’esecutivo. Certo, con quale faccia Matteo Renzi si ripresenterà a trattare con Giuseppe Conte non è dato sapere. E, oltre con quale faccia, con quale idea di Paese in mente. Non dobbiamo dimenticarci che dal pantano si esce non perché si ha paura di affogare, ma perché si ha desiderio di correre verso lidi migliori.

Se il Paese non è di sinistra, tirategli le brioche, e mettetelo in lockdown

In questo caso, invece, la cricca di governisti sembra agitarsi per spostarsi un metro più in là, senza avere la minima intenzione di avviare la lunga marcia verso la ricostruzione di un Paese pressoché devastato. E tutti loro, quando gli viene chiesto il perché di cotanta follia, rispondono che è per evitare che si vada al voto. Cioè, meglio il pantano in cui sguazziamo grazie ai loro prodigi della certezza che deriverebbe dall’esercizio del voto. Se il Paese non è di sinistra, tirategli le brioche, e mettetelo in lockdown. Questo è ciò che emerge dagli ultimi anni di cronaca.

A Conte non andrà come a Bersani nel 2013 perché la maggioranza teme le urne

A Giuseppe Conte non accadrà ciò che accadde a Pierluigi Bersani nel lontano 2013, quando si stese come un tappetino ai piedi di Beppe Grillo ma finì per ricevere un paio di sputazzi e un no secco. Oggi, chiunque sia in Parlamento sa che molto probabilmente non vi rientrerà a causa del taglio dei parlamentari. E i partiti di maggioranza sanno che, in caso di elezioni, riceverebbero una labbrata elettorale dai contorni epici. Si sentono come braccati. Non esiste miglior garanzia per Giuseppe Conte di (ri)trovare chi è disposto a sostenerlo.

Altri commentatori ipotizzano un governo istituzionale e orizzontale, con il Pd che governa assieme alla Lega. Vien da ridere. Soprattutto perché in mezza Europa si vota o si voterà a breve, mentre in Italia qualcuno ritiene ancora che il popolo sia bue e meriti l’anello al naso.

Lorenzo Zuppini

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2 Commenti

  1. ricordo che mattarella HA DICHIARATO che lui NON avrebbe permesso un terzo governo
    fatto SOPRA la testa degli italiani,SENZA passare dalle urne:

    ADESSO VEDIAMO SE HAI UN MINIMO DI SANGUE NELLE VENE,presidente….
    o se sei solo un povero vecchio che prende ordini da tutti.

  2. Il popolo sarà anche bue ma ha dato, dà e darà (e qui c’è ? non da poco)), da mangiare… Se non lo si ricambia come dovere, si sega il ramo su cui si “zampetta”, per cadere o saltare su un altro ramo, magari pure di un altro albero! Insomma, gira e rigira, stanno tendendo ed aspettando altra biada che se non dovesse arrivare, sono già morti che camminano. Come i governi di tanti altri paeselli, ma questo non è certo consolatorio.

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