Roma, 14 ott – Giorgia Meloni ha detto no a Silvio Berlusconi. Metaforicamente, gli ha dato uno schiaffo in faccia, e di quelli importanti. Non sappiamo ancora quanto simbolico di un’evoluzione positiva nel futuro governo (ma è difficile essere ottimisti).

Meloni, lo schiaffo a Berlusconi sulla Ronzulli ministro

Meloni rifiuta un diktat di Berlusconi. O un ricatto, chiamatelo come volete, visto che la sostanza non cambia granchè: non far votare a Forza Italia Ignazio La Russa presidente del Senato se non ci sarà un ministero per Licia Ronzulli. Il presidente di FdI ha risposto picche, per dirla in gergo. E così il Cavaliere ha fatto lo sgambetto. Per meglio dire, ci ha provato. Perché come sappiamo La Russa è stato eletto presidente, ma con i voti di una parte dell’opposizione. Di chi? Mistero della fede (sebbene sia in realtà ovvio). Mentre il mondo mediatico si concentra sui renziani che dicono “non siamo stati noi!” (certo), un altro aspetto, forse particolare, si manifesta in questo difficile inizio di legislatura. Il no di Giorgia Meloni all’ex leader del centrodestra ha una sua rilevanza politica e perfino culturale non indifferente. Il premier in pectore infatti ci ha tenuto a stabilire le gerarchie, oltre che a rifiutare una figura assolutamente mediocre (per essere generosi) come quella proposta dal Cavaliere.

La responsabilità politica

Per farla breve, quella della Meloni è stata una dimostrazione di serietà.  Questo indipendentemente dalle conseguenze che porterà, in un sistema istituzionale e costituzionale che non insegna ai politici italiani a prendere decisioni responsabili ma soprattutto a magheggiare proprio con i ricatti, con gli emendamenti, con le sfiducie e quant’altro. In un quadro strutturale tanto misero, il “no” di Giorgia Meloni a Berlusconi assume ancora più valore. Poi, certamente, le possibilità che lo paghi caro sono molto alte. L’assoluta imbrigliatura istituzionale “made by 1948” favorisce da sempre chi ostacola i vertici governativi, da qualunque angolo del Parlamento egli provenga. È una palestra dell’irresponsabilità gravissima, perché è evidente che non si possa sempre contare sul caso particolare, sulla controtendenza specifica o sul genio politico di turno. Sarebbe necessario che la struttura istituzionale favorisse le decisioni politiche responsabili, anziché ostacolarle di continuo. In ogni caso, a prescindere dalle critiche che abbiamo espresso in passato su Giorgia Meloni, oggi le va dato merito per aver mostrato una qualità che le donne biologicamente non hanno ma possono mostrarla nello spirito: le palle. Si perdoni il francese, ma in certi casi è davvero necessario.

Stelio Fergola

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