Roma, 14 ott – A 33 anni dalla famosa rivolta di piazza Tienanmen, i cinesi sembrano tornare a ribellarsi contro le politiche del governo di Pechino; questa volta per protestare contro le restrizioni di una pandemia che, in Cina, sembra davvero infinita. E’ una rara protesta quella che si è svolta a Pechino, proprio a pochi giorni dal famoso congresso del Partito Comunista. Nel mirino dei manifestanti, ci sarebbe direttamente il presidente Xi Jinping e le restrizioni Covid da lui sottoscritte. Le immagini trasmesse da Sky News mostrano i ribelli esporre due striscioni dalla ringhiera di un ponte del distretto di Haidian, nel nord-ovest di Pechino, accendendo dei fumogeni per attirare l’attenzione del formicaio di automobilisti e passanti. La protesta sembra però essere stata prontamente fermata dalle autorità, come si evince dai video trasmessi.

Gli striscioni di protesta

Uno striscione esposto sul ponte dai manifestanti che urlavano al megafono diceva: “Niente test Covid, vogliamo mangiare. Nessuna restrizione, vogliamo libertà. Nessuna bugia, vogliamo dignità. Nessuna rivoluzione culturale, vogliamo riforme. Nessun leader, vogliamo voti. Non essendo schiavi, possiamo essere cittadini”. L’altro striscione esposto, invece, invitava i cittadini a “fare sciopero a scuola e al lavoro, rimuovere il dittatore e traditore nazionale Xi Jinping” e, c’è da giurarci, per quest’ultimo striscione il leader cinese chiederà la testa dei responsabili. La rabbia nella capitale cinese è aumentata proprio prima del congresso, a causa delle rigide misure di sicurezza e le restrizioni Covid messe in atto dal governo. Le autorità del Partito Comunista cinese hanno ristretto gli accessi alla città, escludendo molti pendolari ma anche residenti, rendendo impossibili diverse consegne di pacchi e materiali. In molti sono stati inoltre costretti alla quarantena e ad altre limitazioni di spostamenti, come nei più celebri romanzi distopici.

Il congresso del Partito Comunista

Il 20° Congresso del Partito Comunista cinese inizia domenica e durerà una settimana. Vedrà circa 2.300 alti funzionari e delegati del partito arrivare nella capitale e, molto probabilmente, consegneranno al leader cinese Xi Jinping il terzo mandato, rompendo una tradizione decennale e rafforzandone il potere. In vista di eventi importanti, di solito Pechino è soggetta a rigide misure di sicurezza, con rinforzi di polizia e militari di pattuglia a strade, stazioni dei treni o metropolitana e, soprattutto, dei quartieri vicino alla Grande Sala del Popolo dove si svolgerà il congresso. Le autorità cinesi stanno reprimendo l’uso di reti private virtuali che aggirano i firewall cinesi, per limitare l’accesso a Internet al di fuori del controllo del Partito Comunista. Nel tentativo di debellare i piccoli focolai di Covid a Pechino, poi, con l’avvicinarsi del congresso le autorità cittadine stanno applicando misure molto più severe rispetto alla maggior parte dell’enorme territorio cinese.

Le restrizioni pandemiche in Cina

Decine di milioni di residenti vengono sottoposti a test ogni tre giorni, con controlli per l’ingresso in tutti gli edifici e obblighi di indossare mascherine ovunque. I funzionari del governo comunista hanno inoltre fortemente limitato il numero di persone che entrano in città e scoraggiando i residenti dall’uscire. Da quanto riporta la Bbc, molte persone che hanno viaggiato in altre città o Stati, hanno oltretutto scoperto che i propri codici sanitari online – essenziali per viaggiare nel paese – indicavano improvvisamente che erano a rischio di infezione da Covid, impedendo loro di utilizzare treni o voli per tornare a Pechino. Lo stesso vale per altri cittadini che, pur riusciti a tornare a Pechino, hanno visto un cambiamento simile nei loro codici sanitari, costringendoli alla quarantena domiciliare. Il congresso del Partito Comunista arriva quindi in mezzo a una crescente stanchezza popolare dovuta alla strategia “Zero Covid” adottata dal governo e che continua a limitare le libertà individuali di miliardi di cittadini, quando la maggior parte del mondo le ha ormai, finalmente, abbandonate.

Andrea Bonazza

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. […] La questione di una partecipazione di una società cinese al porto di Amburgo è stata oggetto di dibattito tra l’opinione pubblica tedesca e addirittura all’interno dello stesso governo, dove sei ministri avevano espresso la loro contrarietà all’operazione che invece Scholz ha voluto portare a termine. Molti, compreso il ministro dell’Economia Robert Habeck, avevano già messo in guardia da nuove dipendenze della Germania dopo quella energetica dalla Russia che oggi si sta drasticamente riducendo. Ieri era stato lo stesso presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier a lanciare quello che era suonato come avvertimento: il capo dello Stato aveva affermato che “per il futuro dobbiamo trarre le lezioni necessarie, il che significa ridurre le nostre dipendenze ovunque questo sia possibile, e questo riguarda anche la Cina“. […]

Commenta