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Bari, 22 lug – La città di Bari conosce, come del resto tutta l’Italia, una grande stagione d’opere pubbliche al contempo infrastrutturali e artistiche dalla metà degli anni ’20. È in particolare il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese a marcare una netta rinascita per tutto quel territorio del mezzogiorno. Costruito dal ’24 al ’32 su progetto del Brunetti, il Palazzo contiene al suo interno una serie di decorazioni tali da superare la mera funzione pratica e ambire anche a quella della magnificenza artistica.
Per tale scopo viene ingaggiato nel 1930 Duilio Cambellotti, noto artista romano, all’epoca cinquantaquattrenne e già da anni affermato. Maestro totale delle arti decorative, un professionista che dall’inizio del secolo collabora con figure del calibro di Balla, D’annunzio, Bottazzi e Grassi. A Bari ha la possibilità di comunicare tutto il suo genio e la sua esperienza pluridecennale in un solo e imponente contenitore: la pietra di Trani e le armoniose forme del neo romanico pugliese del Palazzo racchiudono, infatti, un compendio del gusto e della manualità di Cambellotti. Prima di essere artista, questi nasce e si forma come artigiano, il suo è un decorare in senso storico e antico, che abbraccia perciò gli studi di bottega e l’importanza essenziale della tecnica, quest’ultima costantemente all’avanguardia.
L’artista – artigiano sa trattare il vetro, il ferro, la ceramica e le pietre, basti vedere le anfore rappresentate sulle vetrate o le brocche impresse nella pavimentazione. Detto questo, Cambellotti nella sua poliedricità si occupa, inoltre, del disegno architettonico di alcune sale del primo piano e dell’appartamento del Presidente, oltre che della decorazione pittorica del secondo. Cura anche i pavimenti, gli arredi, gli apparecchi di illuminazione e i tappeti, ponendo sempre estrema attenzione ad ogni dettaglio, come le piccole maniglie a forma di rondine, gli intarsi in madreperla in stile Déco per rappresentare il corso d’un fiume, cavalli, divinità, fontane, tubature, scene di lavoro femminile e maschile, tutto senza mai tralasciare il tema dell’acqua, elemento filo conduttore della narrazione decorativa. Un’estetica, la sua, profondamente al passo coi tempi ma mai banale. Affronta la modernità novecentesca con ottimo gusto, coniugando Art Nouveau e Déco con istanze classiche – mitologiche e attraverso un’iconografia interessata ai ceti rurali e contadini.
Le istituzioni del tempo vogliono conferire al complesso, per mezzo di Cambellotti, uno status di Palazzo – Tempio delle acque. Non ci si limita, per l’appunto, ad erigere un qualcosa di funzionale, economico e sbrigativo, come invece le logiche (illogiche) di oggi pretendono. Per il fascismo anche gli edifici devono infondere alla nazione un messaggio morale e concorrere allo sviluppo di questa. Per raggiungere un simile obiettivo l’arte sconfina da gallerie, collezioni e musei per venire consegnata, come in questo caso, alla sfera pubblica, ai cittadini e ai lavoratori.
Il Palazzo dell’Acquedotto Pugliese e le sue decorazioni vogliono ricordare ancora oggi agli italiani la millenaria lezione dell’acqua: elemento vitale, di saggezza, forza, fatica, il quid che delimita la civiltà dal deserto, materiale e spirituale.
Una lezione e una narrazione che in pochi hanno saputo tramandare bene come Duilio Cambellotti.


Alberto Tosi
Foto di Andrea De Palma – https://fascismoinmostra.it/



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