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Reggio Calabria, 15 apr – Nel dicembre del 1908 Reggio Calabria viene sconvolta da un terremoto di magnitudo 7,1. I danni sono ingenti e la città rischia di non risollevarsi dalla calamità. Solo l’avvento del fascismo, quattordici anni più tardi, segna una svolta decisiva per la sua rinascita. In pochi anni vengono ricostruiti  il Duomo cittadino e la chiesa di San Giorgio al Corso, in più sono realizzati ex novo il Museo Archeologico Nazionale, una casa del fascio, una caserma, il Palazzo della Banca d’Italia, Palazzo Ficcadori, Palazzo Barbera, Palazzo Pellicano, una fontana monumentale, i monumenti a Giuseppe De Nava, a Biagio Camagna e ai caduti della grande guerra.
Il segno però, forse più emblematico, voluto lasciare dal governo alla città è lo stupefacente monumento a Vittorio Emanuele III. Nel 1932, nel pieno del fermento cittadino, su progetto del Palermitano Camillo Autore, viene eretto sul lungomare un imponente cippo marmoreo recante al centro una statua bronzea di Athena Promachos. Il monumento viene posto sul Molo di Porto Salvo, proprio dove il Re era sbarcato toccando per la prima volta il suolo nazionale da sovrano, dopo il l’assassinio del padre (Umberto I) il 31 luglio 1900.
La figura della dea s’erge fiera a ridosso delle onde marine, mentre brandisce scudo e lancia e avanza col piede sinistro. In origine la statua viene collocata fronte al mare, a significare la difesa sacra delle coste della nazione. Solo nel 2001, terminati i lavori di ristrutturazione del lungomare, il monumento viene girato spalle al mare e fronte alla città, poiché a detta del sindaco d’allora i veri nemici sarebbero stati all’interno della città stessa.
Il retaggio della Magna Grecia viene consapevolmente rievocato dal fascismo attraverso tale opera, in modo che la Calabria riscopra le sue radici con un riferimento diretto alla statua di Atena alta sette metri fusa da Fidia intorno al 460 a.C e collocata nell’Acropoli di Atene. Ἀθηνᾶ Πρόμαχος ovvero “Atena combattente in prima linea” è per la tradizione antica non solo la dea della saggezza, ma anche la protettrice dei guerrieri e della città di Atene. Proprio per questo, per commemorare la vittoria nella battaglia di Maratona, gli Ateniesi commissionarono la celebre statua a Fidia e le tributarono il bottino  conquistato.
Il fascismo, pertanto, ha il merito di riportare tangibilmente, anche a Reggio Calabria la sacralità romano-greca: marmo e bronzo si conciliano con la metafisica, con la natura e con la Polis. Nel 1932 il regime ricostruisce il Duomo cristiano, ma non si limita a questo, poiché quello costruito sul lungomare reggino risulta essere un nuovo e rivoluzionario tempio ai mari e devoto alla religione della patria. L’Atena innalzata è chiaramente un simulacro, quanto mai attuale, della difesa dei propri confini, delle coste e delle acque; un faro di civiltà per una postazione da cui all’orizzonte si intravede la Sicilia, a cavallo tra Ionio e Tirreno, nella grande e leggendaria cornice del Mediterraneo.
Chi oggi si trova a percorrere la spettacolare arena dello stretto, giunto a pochi metri dal monumento, non può che rimanere estasiato dallo spettacolo offerto dalla natura fusa all’opera dell’uomo. Le onde che si infrangono sul saldo cippo marmoreo ci ricordano, meglio di qualsiasi trattato scritto, qual è da secoli il concetto di Europa, dal momento che, in luogo del genere, i richiami che sovvengono riportano inevitabilmente ai viaggi omerici e virgiliani, alle peregrinazioni di Ulisse e di Enea. In poche parole, lo spirito epico, tipicamente indoeuropeo, dell’avventura, del mare, della ricerca e della difesa della propria casa è tutto racchiuso nel monumento a Vittorio Emanuele III.


Alberto Tosi
Foto di Andrea De Palma – https://fascismoinmostra.it/



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