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Forlì, 29 apr – “Vivere pericolosamente”, “Memento Avdere Semper”, “Volare Volare Volare”, queste e molte altre parole granitiche si possono leggere, ancora oggi, impresse nella pietra lungo i corridoi del Collegio aeronautico di Forlì.
Dedicato a Bruno Mussolini, aviatore e terzogenito del Duce, il complesso viene eretto nel 1937 nella provincia natìa del Duce, su progetto dell’architetto e urbanista romano Cesare Valle. In origine, l’edificio è destinato a diventare collegio di preparazione propedeutica all’Accademia romana di Educazione Fisica, tuttavia, nel 1936 viene ampliato per accogliere l’Accademia femminile di educazione fisica, mentre nel 1938 ottiene la definitiva funzione di Collegio Aeronautico.
La struttura si presenta particolarmente solida e squadrata, seguendo al meglio i canoni del razionalismo fascista, ma allo stesso tempo non manca un forte richiamo alle suggestioni classiche della Roma antica. La grandezza e il vigore monumentale dell’intero Palazzo si lasciano percepire tangibilmente attraverso i colonnati, le scalinate, e la tenace scultura di Icaro in marmo bianco di Carrara, opera di Francesco Saverio Paolozzi. Il monumento è posto su uno degli ingressi del collegio in memoria di Bruno Mussolini, ma sembra anche quasi voler sfidare la verticalità del Monumento alla Vittoria del piazzale antistante. Perfino i prospetti realizzati in intonaco a stucco romano tracciano un’ulteriore impronta poderosa e solenne: tutto l’edificato dev’essere esempio per i futuri aviatori, perfino il cemento delle pareti deve infondere ai giovani un senso di estrema fierezza e audacia. Una gioventù coriacea come il palazzo che li ospita.
L’impianto si articola su due blocchi: il gruppo  residenziale su via Roma, il gruppo didattico sportivo sul piazzale della Vittoria. La planimetria rivela un’ottima ricerca funzionalista, nonostante la complessità della pianta voluta dal Valle.
Il vero tesoro del Palazzo forlivese è nascosto però  nelle pareti interne del cortile detto “Italico”, dove il pittore  viterbese Angelo Canevari realizza un poderoso ciclo musivo dicromo sulla storia del volo e sulle gesta dell’aviazione avvenute tra la prima e la seconda guerra mondiale. Motti di Gabriele D’annunzio e aforismi mussoliniani compongono un grande percorso narrativo che non solo cromaticamente, ma anche spiritualmente, vuole avvicinarsi all’epica classica: velivoli, divinità, fasci littori, cavalli alati e centauri accompagnano i primati e le vittorie dell’Italia fascista con un’iconografia degna delle gesta spartane e dei miti romani. Nell’atrio delle Costellazioni il pavimento musivo, realizzato dalla Scuola di Spilimbergo, riproduce la carta celeste dell’emisfero australe. Ogni opera trasuda avventura e prodezza: velocità, altezza, traversate intercontinentali, dirigibili, ali, cavalli, frecce, stelle ed eliche. Ogni dettaglio immortalato dalle tessere bianche e nere è un inno alla volontà e alla giovinezza. Con l’uso delle arti il governo comunica chiaramente lo spirito che i cadetti devono maturare: valori antichi ma racchiusi in strutture moderne e all’avanguardia. Non per caso lo stabile è fruibile e adoperato ancora oggi, non più come collegio aeronautico, ma come semplice liceo classico e scuola media. Proprio quest’ultima organizzò nel 2013 una visita ai mosaici in presenza di Vittorio Sgarbi, grazie all’associazione spontanea costituitasi fra i genitori degli alunni in collaborazione con l’istituto.
La speranza è che l’attenzione verso tali testimonianze storico-artistiche non venga mai scoraggiata da ingerenze politiche distruttive, e che i giovani di oggi possano leggere a loro volta le stesse evocative parole di Gabriele D’annunzio impresse nella pietra:
Limite della forza? Non v’è limite della forza – Limite del coraggio? Non v’è limite del coraggio – Limite del patimento? Non v’è limite del patimento – Dico che il “non più oltre” è la bestemmia – al Dio e all’uomo più oltraggiosa.
Alberto Tosi
foto di Andrea De Palma – https://fascismoinmostra.it/

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