Roma, 18 gen – Che Cosa Nostra stia virando verso una situazione di gerontocrazia è un’ipotesi quanto meno da tenere in considerazione. Questo perché, archiviato l’arresto del super boss Matteo Messina Denaro, ora le analisi e le proiezioni si concentrano tutte su chi potrebbe essere il suo successore. Su Radio 1 qualche ospite ha ipotizzato addirittura che sia terminata in qualche maniera l’era “verticistica” dell’organizzazione, ma al momento non ci sono elementi concreti per poterlo affermare con certezza

Messina Denaro, i possibili successori

Si parla anzitutto di Giovanni Motisi, 64 anni, “U Pacchiuni” (ovvero, il grasso) conosciuto come il “killer di fiducia” di Totò Riina. Latitante dal 1998 (omicidi, associazioni mafiose, stragi), è stato ritenuto colpevole dell’omicidio del commissario Giuseppe Montana nel 1985. Altro nome che circola è quello di Stefano Fidanzati, 70 anni, spesso “rimbalzante” tra Milano e Palermo e detentore insieme alla sua famiglia di un patrimonio finanziario enorme. Poi Settimo Mineo, 85 anni, che però attualmente è recluso in carcere: il suo nome è stato ipotizzato da Gaspare Mutolo, ex killer mafioso ora collaboratore di giustizia. Non si spiega come potrebbe, quindi, essere un erede del boss.

Tutti anziani o molto anziani? Non proprio. Circolano anche i nomi di due giovani dell’organizzazione: Giuseppe Auteri e Sandro Capizzi, rispettivamente di 48 e 34 anni. Il primo è detentore del mandamento di Porta Nuova, il secondo è il figlio del boss Benedetto Capizzi, del clan di Santa Maria di Gesù, al quale apparteneva proprio quello Stefano Bontate che Totò Riina detronizzò dal vertice di Cosa Nostra nel 1981.

Cosa Nostra, verso una gerontocrazia?

Cosa Nostra potrebbe essere in una fase “politica” di gerontocrazia della sua classe dirigente? Per il momento, sono soltanto ipotesi, chiaramente. Ma il fatto che di cinque nomi circolanti quali possibili eredi di Messina Denaro alla guida dell’organizzazione, tre siano ben oltre i sessant’anni quanto meno pone il dubbio e l’interesse verso un approfondimento. Stefano Bontate divenne leader della mafia siciliana in un’età inferiore ai quarant’anni, Totò Riina a 51 anni, Bernardo Provenzano a 59, Matteo Messina Denaro a 44 anni. I due giovani della rosa attualmente chiacchierata, ovvero Auteri e Capizzi, sono meno accreditati di altri. Una situazione da osservare con attenzione, perché anche l’età media di una classe dirigente ha il suo peso per poterne valutare la vitalità.

Stelio Fergola

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