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Roma, 28 feb – Sara l’aria cinese, sarà che lavora dall’altra parte del mondo, sarà che si occupa solo di calcio, ma l’uscita di Marcello Lippi appare fuori tempo massimo. La sua intervista al Corriere della Sera contiene una digressione dai temi calcistici che scade nella banalità politica. Ecco le dichiarazioni di cui non si sentiva il bisogno: «Siamo allo scatafascio da un punto di vista morale e si sente dire di strani ritorni, ho ritenuto serenamente di aderire». Lippi si riferisce alla  sua adesione all’anagrafe antifascista di Sant’Anna di Stazzema. «Sono nato lì vicino – sottolinea l’ex ct della Nazionale – mio padre era socialista, sono cresciuto nel mito della Resistenza». Del resto il suo coming out politico lo aveva già fatto nel 2009, quando aveva pubblicamente detto di andare a votare per le primarie del Pd. Ma senza dire per chi.
Una carriera all’insegna della fama e della fortuna, quella di Mister Lippi, iniziata con i trionfi in Italia e in Europa con la Juve e che ha toccato il suo apice con la conquista della Coppa del mondo come allenatore della Nazionale Italiana nel 2006. Prima qualche battuta a vuoto, ad esempio all’Inter, poi il declino sancito dal suo ritorno in Nazionale, preludio dell’eliminazione nella fase di qualificazione dei mondiali sudafricani del 2010. Dimenticato dal calcio italiano ha trovato opportunità e soldi in Cina. Prima come allenatore del Guangzhou Evergrande poi come allenatore della Nazionale cinese. Nonostante la mancata qualificazione della squadra alla Coppa del Mondo in Russia ci riproverà in vista del Qatar 2022 anche grazie anche al sontuoso ingaggio da 20 milioni di euro (fino al 2019) che lo colloca tra i primi 20 allenatori più pagati del mondo
Stordito dai viaggi e dalla pioggia di soldi, quando raramente capita il Italia (per incassare lo stipendio senza pagare le tasse in Italia, deve risiedere in modo continuativo all’estero) tende a rilasciare dichiarazioni a vecchi giornalisti amici. Di solito si limita a parlare di campionato e della Champions, della Juve e della Nazionale. A proposito, a lui pare si debba la disgraziata scelta di Ventura come commissario tecnico. Questa volta si è spinto un po’ oltre. E proprio mentre l’insensata campagna antifascista scatenata da Repubblica e dalla Boldrini con il fattivo contributo dei Centri Sociali sembra destinata ad affievolirsi nel disinteresse generale, ecco l’adesione antifascista dell’ultima ora. La speranza è che a Lippi non ne chiedano conto in Cina. Potrebbe descrivere l’Italia “fantastica” raccontata dagli ultimi reduci dell’antifascismo da lui frequentati che pensano di vivere nel 1946. Di quanto accade a Pechino e dintorni (dove c’è comunismo e mancano libertà fondamentali) Lippi non ci ha parlato. Meglio. I cinesi sono gente gentile ma suscettibile e il suo lauto stipendio, in caso di dichiarazioni contro i pericoli “reali” di una dittatura, potrebbe essere a rischio.
Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. La parabola decadente e discendente di un ex grande allenatore è spesso inarrestabile e senza fine………

  2. compagno lippi..ma puskas e gli altri della honved scappati dal paradiso comunista li rocordi..
    e streltzov il pele’ russo della torpedo…incarcerato per tre anni nei gulag..
    con ulivieri e sollier fate una bella troika…

  3. Compagno Lippi, mangia coi soldi del capitalismo di Stato cinese e facci meno decaloghi antifascisti.

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