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Prima parte del nostro approfondimento sulle tematiche relative a mobilità e trasporti

Torino, 27 ago – Nel mese di luglio appena trascorso le amministrazioni comunali delle principali aree metropolitane colpite dal problema smog hanno iniziato la programmazione degli interventi volti a contrastare l’inquinamento dell’aria per la stagione invernale 2018 / 2019 ed in contemporanea sui quotidiani sono apparsi i primi trafiletti dedicati. In questa fase abbiamo deciso di non limitarci alla semplice notizia di cronaca, ma di provare ad estendere la trattazione ad un’analisi delle tematiche relative alla mobilità in generale; questo senza, ovviamente, la presunzione di redigere un compendio – bignami onnicomprensivo su viabilità e urbanistica, ma con la volontà di fornire spunti di riflessione e strumenti d’interpretazione della mera quotidianità. La premessa fondante è che tematiche quali trasporti, pianificazione del territorio, tecnologia ed ambiente sono sì questioni tecniche, ma con diverse soluzioni possibili la cui scelta è determinata dal sistema valoriale adottato; qui, probabilmente, siamo di fronte ad uno dei migliori esempi di come la filosofia si esplica nella vita di tutti i giorni.

Una esemplificazione per rendere più lampante il concetto: le strade sono intasate dal traffico, attraversare la città richiede minimo due ore in auto e l’aria è irrespirabile? Se dovessimo ragionare come un membro dell’oligarchia liberista basterebbe aumentare il prezzo del carburante da euro 1,70 a 17,00 per litro cosicché quella “vil plebaglia” (dal lessico di Jacques Attali) sarebbe costretta a muoversi tramite bus (meglio se carri bestiame), le strade sarebbero libere per le Ferrari, Lamborghini, Rolls Royce oltre a rompersi di meno grazie alla minor usura con grande beneficio per il pareggio del bilancio comunale e l’aria riguadagnerebbe la sua salubrità. Ovviamente quello sopra esposto è un estremo, molto probabilmente e tristemente non irreale, del ragionamento, ma nella terra di mezzo esistono posizioni più sfumate e per questo più peregrine in quanto maggiormente ammalianti come sirene dal dolce canto. Oggi in Italia ne denotiamo due principali: la sottocultura legalitaria pentastellata e il liberismo buonista.

Prendiamo in esame la prima. Molti amministratori locali del Movimento Cinque Stelle hanno operato e continuano ad operare con una concezione della legalità alquanto deviata tanto da sfociare nel masochismo con il risultato che :

  • impongono blocchi vari (non solo alla circolazione) senza produrre soluzioni alternative sia perché non sono in grado sia perché per loro il punto focale è che una regola deve essere rispettata, del come non se ne contempla neanche l’esistenza;

  • impongono regole senza preoccuparsi di condividerle anche se giuste e sensate, dimenticando che il rispetto è forte ove vi è adesione e non coercizione;

  • bloccano le opere pubbliche programmate, quando non possono fermarle le modificano riducendole drasticamente e comunque non ne progettano di nuove se non a breve termine e marginali perché temono l’insorgere di fenomeni di corruzione; il risultato è un immobilismo irrisolvente destinato a lasciare un pantano in stile sudamericano.

Passiamo ora alla seconda, ovvero il liberismo buonista. Questa è una corrente di pensiero trasversale da destra a sinistra passando per il centro che presenta una visione fanciullesca (o comunque molto da Alice nel paese delle meraviglie) per cui esiste un libero mercato dove tutti sono teneri agnellini (non esistono i lupi), una “mano invisibile” guida il sistema al perfetto equilibrio nonché al meglio grazie alla ricerca individuale della migliore condizione possibile e quindi serve solo uno Stato leggero che fissa delle regole di pari concorrenza. Ecco spiegato perché molte amministrazioni hanno agito o agiscono tutt’oggi con provvedimenti delicati e che lasciano ampi spazi ai privati; ci preme qui evidenziare alcune constatazioni della realtà forgiatasi su questa visione :

  • nell’ottica del supposto buon senso comune si è lasciata la pianificazione territoriale in mano agli organi elettivi dei singoli comuni, in alcuni casi ha funzionato bene ma per quei comuni a forte sviluppo data la vicinanza a grandi città ha portato ad una situazione di ingorgo totale dovuto a mancato coordinamento, risolvibile ormai solo più con interventi drastici molto onerosi;

  • per arginare lo smog cittadino si sono attuati dei blocchi alla circolazione totalmente inefficaci anche perché troppo limitati come tempo ed estensione; inoltre non si è mai affrontato di petto il centro del problema ovvero i sistemi di riscaldamento, si sarebbe dovuto effettuare un ampio investimento pubblico ma con il principio dello Stato disimpegnato dal mondo economico si è lasciato l’onere monetario delle migliorie ai singoli cittadini che, ovviamente, hanno realizzato pressoché nulla anche per eccessiva onerosità non sostenibile;

  • ampi settori della struttura pubblica sono stati privatizzati od improntati ad una gestione con caratteristiche privatistiche determinando un non sviluppo, chi deve produrre utili finanziari pone l’utilità sociale fuori dai parametri di valutazione.

Memori della frase, ancora rinvenibile su qualche muro d’anteguerra, per cui “Facile è il distruggere, difficile è il costruire” terminiamo qui la disamina del contesto sistemico d’oggi altrimenti scadremmo nella sterile polemica; nelle prossime parti enucleeremo alcuni spunti concreti su cui partire.

Cristiano Bergoglio

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